San Pietro (33-67)


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Gesù Cristo, ritiratosi da Gerusalemme e recatosi nella Galilea, vide un giorno, sulle rive del lago nella Galilea, due pescatori che gettavano le reti, e disse loro: «Venite dietro di me e vi farò pescatori d’uomini» (Matteo, IV, 19) ossia vi darò virtù di trarre gli uomini a Dio. Ed essi, lasciando le reti, prontamente lo seguirono (ib.20).
Uno dei due era Simone (da Cristo chiamato poi Pietro, figlio di Giovanni, fratello di Andrea, nato in Betsaida verso la fine del I secolo a.C., e cittadino di Cafarnao, dove viveva con la moglie e la suocera).
La leggenda cristiana ci dipinge questo Simone come uomo facile a lasciarsi abbattere dall’avversità, spesso dominato dal dubbio e titubante, ma pronto a risollevarsi e a mostrarsi forte e pieno di fervore. Egli figura in testa alla lista che San Matteo ci dà degli apostoli. Gesù, dopo una solenne professione di fede, gl’impose il soprannome ch’egli doveva immortalare, dicendogli: «Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia chiesa» (Matteo, XVI, 18). Alla vigilia della Passione, Pietro fu incaricato, per l’avvenire, di confermare nella fede i suoi fratelli. Quando Gesù annunziò la diserzione degli apostoli Pietro esclamò che quando tutti avessero abbandonato il loro Maestro, egli sarebbe rimasto con lui e non l’avrebbe abbandonato mai. Infatti nell’orto di Getsemani, mentre gli armati stavano per impadronirsi di Gesù, egli mosse loro incontro e colpì Malco, servo del gran sacerdote (Luca, XXII, 50). Ma poche ore dopo, nel cortile, del palazzo di Caifa, si turbò e rinnegò tre volte il Maestro, che d’altronde aveva predetto il suo tradimento. Uno sguardo di Gesù bastò per fargli comprendere quanto fosse stato colpevole e per mettergli in cuore il tormento di un rimorso che doveva durare quanto la sua vita.
Dopo la risurrezione, Pietro ritorna a Gerusalemme e presiede all’elezione del nuovo apostolo Mattia. Nel giorno della Pentecoste, fa alla plebe la sua prima predica quale capo degli apostoli. Con coraggio ed ardire, rinfaccia agli Ebrei la crocifissione di Cristo, li esorta a pentirsi ed è tasta la potenza della sua parola, che guadagna tremila Giudei alla nuova fede. Perseguitato dai sacerdoti, viene imprigionato due volte, ma per due volte vien rilasciato libero, non trovandosi ragione per condannarlo.
Va in Samaria per aiutare nell’ evangelizzazione il diacono Filippo e per combattere Simone il mago. Poi, tornato di nuovo in Gerusalemme, vi sta per tre anni, dirigendo l’azione degli altri apostoli. Lascia infine a Giacomo la Chiesa di Gerusalemme e va a portare la parola di Cristo in Antiochia, ove fissa la sua sede pontificale. Di là evangelizza il Ponto, la Galazia la Cappadocia, l’Asia e la Bitinia. Visita Lidda, dove guarisce Enea, paralitico da otto anni; altri miracoli compie a Foppe (oggi Fafa); in Cesarea battezza Cornelio, centurione romano.
Nel secondo anno dell’impero di Claudio, Pietro, lasciato Esodio a reggere la Chiesa di Antiochia, trasporta a Roma la sede pontificale. Poco dopo (anno 44), ritorna a Gerusalemme per rafforzarvi quella Chiesa, minacciata da Erode Agrippa, nipote dell’Erode che aveva comandata la strage degli innocenti. Giacomo viene decollato; Pietro è incarcerato e condannato a morte. Può sfuggire al supplizio, e ritorna a Roma; dove scrive la sua prima Epistola. Scacciato da Roma con tutti i giudei, per ordine di Claudio, rivede Gerusalemme ed assiste come capo alla prima adunanza conciliare della Chiesa.
Gli scrittori ecclesiastici dei primi secoli attestano che Pietro ritornò a Roma con Paolo, verso l’anno 65, durante il regno di Nerone. In quella città, la fede cattolica aveva già fatto grandi passi, penetrando perfino nel palazzo imperiale. Pietro manda missionari nella Sicilia, in tutta Italia, nelle Gallie e sulla costa d’Africa, e dirige ai cristiani di tutto il mondo una seconda Epistola. Nerone inizia frattanto le sue feroci persecuzioni contro i cristiani. Pietro e Paolo sfuggono ai soldati imperiali, fanno nuovi proseliti, e vengono arrestati soltanto due anni dopo, per aver provocato l’ira di Nerone con l’avversare la fama e le dottrine di Simone il mago. Imprigionati nel carcere Mamertino, furono poi tratti a morte il 29 giugno dell’anno 67 dell’era cristiana, il quale anno, secondo la tradizione cattolica, fu il 25° della sede di Pietro in Roma.
Mentre Paolo, come cittadino romano fu decapitato, Pietro, come giudeo, venne crocifisso col capo all’ingiù, sul Gianicolo a Roma. La sua salma raccolta dai fedeli, fu sepolta lungo la via Amelia, presso il tempio d’Apollo, dove aggi grandeggiano il palazzo del Vaticano e la basilica di S. Pietro.
Pietro scrisse soltanto le due Epistole alle quali si è già accennato, e si ha ragione di ritenere apocrife tutte le altre opere che a lui vennero attribuite. Un’altra leggenda raccolta dai protestanti, ma contestata, nega la venuta di Pietro a Roma e la prevalenza di lui sugli altri apostoli.
Essa però non regge ad una critica coscienziosa, mentre trova conferma in tutti gli scritti del I e II secolo la tradizione accettata dalla Chiesa romana e seguita in questo rapido cenno.

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