Da Niccolò V (1447) a Clemente VII (1534)


Niccolò V (1447-1455)Calisto III (1455-1458)Pio II (1458-1464)Paolo II (1464-1471)

211-NICCOLO-VTommaso Parentuccelli, pisano, fu segretario, a Firenze, del cardinale Albergati, e diresse, per incarico di Cosimo De Medici, la biblioteca di San Marco meritando di essere considerato come inventore della scienza bibliografica. Divenne poi vescovo di Bologna, indi cardinale (1446). Eletto papa nel 1447, assunse il nome di Niccolò V e fece iniziare attive ricerche per la scoperta di manoscritti antichi. Per ordine suo, Piero della Francesca e Frate Angelico ornarono di magnifici affreschi una parte del Vaticano, mentre gli umanisti dei quali amò circondarsi, traducevano in latino un gran numero di autori greci, e mentre egli andava sviluppando ed arricchendo la biblioteca Vaticana. Per tutto ciò, questo pontefice viene giustamente considerato come uno dei più attivi ed illustri promotori del Rinascimento italiano. La sua politica fu saggia, moderata ed eminentemente conciliativa. Nel 1448, concluse con l’imperatore di Germania Federico III il concordato di Aschaffenburg, che rimase in vigore fino al 1803. Nell’anno seguente ricevette la sottomissione di Amedeo di Savoia (antipapa col nome di Felice V dal 1441) e gli riconobbe il grado di cardinale. Tolse la scomunica e ridiete le cariche a tutti i prelati che avevano partecipato alle ultime sedute del concilio di Basilea. Però, nel 1453 non si oppose all’esecuzione capitale di Stefano Foscari e di altri numerosi congiurati che si erano proposti di risuscitare la repubblica romana. Nello stesso anno dopo la presa di Costantinopoli per opera di Maometto II, cercò, ma inutilmente, d’indurre i principi d’Europa ad intraprendere una crociata contro da Turchi. Cessò di vivere nel 1455.     Sepolto a Roma, San Pietro.

212-CALISTO-IIISpagnolo, vescovo di Valenza, fu fatto papa dopo la morte di Niccolò V, l’8 aprile 1455, all’età di settantotto anni. Era stato segretario del re d’Aragona Alfonso V, ancora vivente e possessore dei regni di Napoli e di Sicilia, ma ne divenne nemico a cagione di questi. Cercò di formare una lega generale dei principi cristiani contro i Turchi, che si erano impadroniti di Costantinopoli. Fece confermare a Giovanna d’Arco, in un processo ch’ebbe luogo nel 1456, l’aureola del martirio. Si spense l’8 agosto 1458. Era zio materno di quel Rodrigo Borgia che fu poi papa Alessandro VI. Sepolto a Roma, Santa Maria di Monserrato.

213-PIO-IINacque a Corsignano nel Senese, morì ad Ancona il 14 agosto 1464. E’ considerato come uno dei migliori umanisti del suo tempo. ancora laico, fu segretario del concilio di Basilea, dell’antipapa Felice V e dell’imperatore di Germania Federico III. Nel 1445, diresse per conto del papa Eugenio IV i negoziati che fecero ritornare la Germania all’obbedienza a questo pontefice. Entrò negli ordini soltanto verso il 1447. Papa Niccolò V lo nominò vescovo di Trieste (1448), poi di Siena (1450), Calisto III, cinque anni dopo, lo fece cardinale. Salito al trono pontificio nel 1458, cercò di formare una lega di tutti i principi europei contro i Turchi, riunì in congresso, a Mantova, i rappresentanti dei principali sovrani d’Europa, e ottenne che fosse votata una specie di crociata contro il sultano Maometto II (1459); ma questo progetto non ebbe seguito. Canonizzò Santa Caterina da Siena; ottenne dal re di Francia Luigi XI l’abrogazione della Prammatica Sanzione (1461), poi ritornò al suo progetto favorito e diresse un nuovo appello ai principi contro i Turchi, impegnandosi ad imbarcarsi egli stesso sulla flotta cristiana, ma la morte troncò i suoi sforzi per realizzare codesta spedizione. Lasciò parecchie opere, fra le quali un romanzo profano in latino: Eurialo e Lucrezia, cha aveva scritto mentre era laico e che poi sconfessò, come pure il De gestis conciliis Basileensis commentarium, ostile alla supremazia papale. Rimasero inoltre di lui alcuni libri storici e geografici, dei Discorsi e una raccolta di Lettere, preziosa per la storia. Sepolto a Roma, Sant’Andrea della Valle.

214-PAOLO-IIVeneziano di famiglia nobile, entrò giovane negli ordini ecclesiastici e dallo zio materno papa Eugenio IV fu nominato arcidiacono di Bologna, poi protonotario apostolico e infine cardinale. Pio II lo nominò vescovo di Padova nel 1459. Si diede tosto a lottare contro la potenza ottomana, alleandosi, per debellarla, con lo Scanderberg, coi Paleologhi e con Caterina di Bosnia. Nel 1466, per aiutare l’imperatore di Germania, scomunicò e depose, quale seguace di Huss, Giorgio Podiebrach, re di Boemia. Strinse poi un’alleanza (1470) con tutti i principi italiani contro i Turchi. Con una costituzione, stabilì che l’anno santo venisse celebrato ogni 25 anni, come avviene tuttora. Protesse i letterati, procurò al popolo di Roma feste e divertimenti. Morì di apoplessia, o, come vogliono molti di indigestione, la notte del 25 luglio 1471. Sepolto a Roma, San Pietro.

Sisto IV (1471-1484)Innocenzo VIII (1484-1492)Alessandro VI (1492-1503)Pio III (1503)

215-SISTO-IVNacque il 22 luglio 1414 a Celle presso Savona. Vestito l’abito francescano, si addottorò a Padova, poi professò a Bologna a Pavia, a Firenze, e salì rapidamente fino ai più alti gradi della gerarchia acclesiastica, finché fu eletto papa il 9 agosto 1471, sotto il nome di Sisto IV. Uno dei suoi primi atti come pontefice consisté nel dare la porpora cardinalizia ai suoi nipoti Giuliano Della Rovere (che fu poi papa Giulio II) e Pietro e Girolamo Riario, giovanissimi. Ad altri suoi nipoti diede cariche importanti e signorie negli Stati papali. Riprese con ardore la crociata ideata da Pio II, ma incontrò molti ostacoli e non poté realizzarla. Però, quando i Turchi presero Otranto, ottenne che i principi cristiani si coalizzassero per scacciarli. Per estinguere l’eresia degli Ussiti, nel 1472 riconobbe re di Boemia Mattia d’Ungheria. Investì del ducato di Ferrara Ercole I; stabilì l’Inquisizione in Spagna, celebrò con una gran pompa l’anno santo (1475); eresse in metropoli ecclesiastica Avignone e ne fece primo arcivescovo il nipote cardinale Giuliano Della Rovere. Arricchì la biblioteca Vaticana, che da allora acquistò grande importanza, fece costruire acquedotti per Roma ed ebbe fama di mecenate di letterati ed artisti. Cessò di vivere il 13 agosto 1484, lasciando parecchie opere in latino su argomenti religiosi. Molto fu scritto contro di lui, che fu uomo assai corrotto e sovrano prepotente. Sepolto a Roma, San Pietro.

216-INNOCENZO-VIIINativo di Genova (1432), figlio di un medico, dovette la sua fortuna al favore di Sisto IV, che lo fece cardinale. Eletto dopo un conclave molto agitato, salì sul trono pontificio in circostanze difficili. Il suo regno fu, per tutta la sua durata, turbato dalla guerra che faceva alla Santa Sede il re di Napoli Ferdinando I. Questo principe scomunicato nel 1485, e minacciato di deposizione, concluse col papa (1487) un trattato di pace che violò quasi subito; ma fu costretto a deporre definitivamente le armi nel 1492, per timore di vedere il re di Francia Carlo VIII prendere il partito del papa. Innocenzo VIII concepì il disegno di una grande crociata di tutti i principi cristiani contro i Turchi e si fece consegnare dal Gran Maestro di Rodi, come ostaggio, il principe Zizim, fratello del sultano Bajazet II (1489). Ebbe molti figli, legittimi e naturali, che colmò di ricchezze; i suoi costumi furono oggetto di critiche violente, forse in qualche caso esagerate, e il suo pontificato fu molto variamente giudicato dagli storici. Sepolto a Roma, San Pietro.

217-ALESSANDRO-VINacque a Valenza, in Spagna, nel 1431. Fino a venticinque anni, dicesi seguisse la carriera delle armi. Un suo zio fu eletto papa, col nome di Calisto III, e allora egli si decise per la carriera ecclesiastica. Cardinale dal 1456, salì al trono papale l’11 agosto 1492. Fu accusato di aver comprato i voti dei suoi elettori, e la sua vita privata anteriore all’elezione era già stata aspramente stigmatizzata. Si volle sostenere che i cinque figli ch’egli ebbe da Vanozza de’ Cattanei, e i più celebri dei quali furono Cesare (il Valentino) e Lucrezia, fossero nati mentre egli esercitava il mestiere delle armi ed in seguito ad un legittimo matrimonio. Ma questa opinione è generalmente respinta, anche dagli scrittori ecclesiastici. Salito al potere, Alessandro si mostrò amministratore sagace, politico abilissimo, protettore delle lettere e delle arti e amico del popolo, dal quale per qualche tempo fu molto amato. Mosse una guerra inesorabile ai potenti che avevano usurpato territori del papato, e volle fondare dei principati assolutamente devoti all’autorità di Roma. ma nel darli a membri della sua famiglia, sembrò obbedire ad un affetto paterno eccessivo nelle sue conseguenze, non meno che alle ispirazioni di una politica previdente. Allorché Carlo VIII invase l’Italia, Alessandro VI mostrò di cedere alla forza ed acconsentì a trattare con l’invasore; ma poco dopo entrò in quella lega potente che costrinse Carlo a rivalicare le Alpi (1495). Qualche anno dopo, annullò il matrimonio del re Luigi XII con la pia Giovanna di Francia, e il re, in contraccambio, l’aiutò a riconquistare le città pontificie cadute in possesso dei feudatari delle Romagne. Obbedendo all’ambizione grandissima da cui era animato, perseguitò le famiglie Orsini, Colonna ed altre illustri di Roma, confiscandone i possedimenti a vantaggio de’ suoi figli. Concesse ai re di Castiglia e d’Aragona, devoti alla Santa Sede, di vantar diritti su tutte le terre non appartenenti a principi cristiani tanto nel vecchio  che nel Nuovo Mondo allora scoperto. Chiamò i Turchi a Napoli contro i Francesi. Protesse Bajazet e si dice ne facesse morire il fratello, giudicato ingombrante. Morì di malaria, dopo una settimana di degenza, nel 1503, non già avvelenato (come vorrebbe una tradizione della quale anche Voltaire si burlò) da un perfido beveraggio preparato per un cardinale, e che un cameriere avrebbe versato a lui e a Cesare Borgia, per errore o per tradimento. La fama tristissima che rimase di questo papa fu oggetto di molte discussioni. Si vuole da alcuni critici i quali si dicono spassionati, che gli scrittori protetti dalle famiglie potenti ch’egli colpì, abbiano vendicati i loro protettori con l’inveire contro la memoria di lui, calunniandolo. Sta il fatto che ad Alessandro VI e alla sua famiglia rimase la taccia di avere usato il veleno come arma preferita e di non avere esitato a commettere incesti e delitti d’ogni genere. Ed è certo che quest’uomo, ad un tempo principe e papa, fu un principe assai più che un papa, e che come tale subì l’influenza di un tempo, nel quale il senso morale, sembrò dovunque abolito, mentre si giudicava che in politica tutto fosse lecito; la crudeltà come la perfidia.    Sepolto a Roma, Santa Maria di Monserrato.

218-PIO-IIIFiglio di una sorella di Pio II, nacque nel Senese il 9 maggio 1439. Protetto dallo zio, divenne arcivescovo di Siena nel 1460 e cardinale in quello stesso anno. Nel 1471, fu inviato da Paolo II come legato alla Dieta di Ratisbona. Nel 1496, Alessandro VI lo nominò vescovo di Piacenza. Venne eletto pontefice il 22 settembre 1503, morì poche settimane dopo, forse avvelenato per ordine di Pandolfo Petrucci, signore di Siena. Durante il suo brevissimo pontificato compì delle riforme nella Corte romana, fece arrestare Cesare Borgia ed espulse i francesi dai suoi Stati. Sepolto a Roma, Santa Maria della Valle.

Giulio II (1503-1513)

219-GIULIO-IINipote di Sisto IV, nato ad Albissola presso Savona, fu successivamente vescovo di Carpentras, di Ostia, di Albano, di Bologna e di Avignone. Venne nominato, da suo zio, cardinale titolare di S. Pietro in Vincoli. Audace, coraggioso, battagliero e geniale, il cardinale della Rovere, che era stato esiliato da Alessandro VI, tenne testa al Borgia, sollevò contro di lui gran parte dell’Italia, e contribuì non poco alla conquista di Napoli da parte di Carlo VIII, alla ribellione dei Genovesi e alla cacciata di Lodovico Sforza da Milano. Fu eletto papa nel 1503; iniziò il suo pontificato con una bolla secondo la quale in avvenire si sarebbe annullata ogni elezione di pontefice dovuta a brogli e a simonia. Poi Giulio II rivolse tutti i suoi sforzi a restaurare la potenza politica dei papi e a ricuperare i domini usurpati sul patrimonio della Chiesa, incominciando dalla Romagna, di cui il Valentino (Cesare Borgia) ed i Veneziani si disputavano il possesso. Morto Alessandro VI suo padre, Cesare Borgia, che aveva commesso l’imprudenza di contribuire all’elezione del cardinale  Della Rovere, dovette rassegnarsi a trattare con lui, divenuto Giulio II, e a restituire alla Chiesa le sue conquiste e le fortezze di Forlì e cesena. Ma siccome il governatore di quest’ultima città fece impiccare l’inviato del papa incaricato di prenderla in consegna. Giulio II fece arrestare il Valentino e fu energicamente severo contro di lui, finché la cessione di Cesena non divenne un fatto compiuto. Questi fatti avvenivano fra il 1503 e il 1506. Quando il Borgia evase da Ostia per recarsi a Napoli e quindi in Spagna, il papa gli concesse un indulto per l’investitura di tutti i benefizi del ducato di Milano, ed in cambio di ciò fu aiutato a rientrare in possesso delle città di Bologna e di Perugia. Nel 1508, Giulio II concluse col re di Francia Luigi XII e l’imperatore di Germania Massimiliano la lega di Cambrai contro i Veneziani, le cui milizie vennero cacciate, per opera di Luigi XII in persona, da Faenza, da Rimini e da tutti gli Stati della Chiesa. Ma l’ingerenza della Francia nelle cose d’Italia sembrò allora al pontefice un pericolo per l’indipendenza del papato, ed egli non esitò a rompere i buoni rapporti con Luigi XII e a cercargli dei nemici dapppertutto. Il re dei Francesi, per difendersi, giudicò opportuno portare la lotta sul terreno spirituale e da un concilio nazionale riunito ad Orléans nel 1510 fece dichiarare libera la Francia dall’obbedienza a Giulio II. Un altro concilio, tenuto a Pisa e poi a Milano (1512) deliberò in questo stesso senso. Allora il papa oppose a Luigi XII il quinto concilio ecumenico, il quale fu convocato esso pure nel 1512, in S. Giovanni Laterano, ed annullò solennemente le decisioni dei due concili precedenti. Promosse inoltre la Santa Lega, nella quale fece entrare gli Svizzeri, Venezia, i re Ferdinando d’Aragona ed Enrico VII d’Inghilterra, ed infine l’imperatore Massimiliano, e così riuscì a scacciare dall’Italia i Francesi. Oltre ad essere un abilissimo politico, Giulio II fu spesso anche un guerriero e comandò personalmente le sue truppe. Nel 1511 diresse l’assedio di Mirandola. Ma la protezione che accordò costantemente alle arti è uno de’ suoi maggiori titoli di gloria. Affidò al Bramante la ricostruzione della Basilica di S. Pietro e pose (1506) la prima pietra del nuovo edificio. Michelangelo eseguì per suo ordine gli affreschi della cappella Sistina  scolpì per la sua tomba la famosa statua di Mosé. Raffaello eseguì per Giulio II i dipinti della camera della Segnatura e quelli della camera d’Eliodoro, nel Vaticano, e immortalò le sembianze di lui in un ritratto universalmente noto. Questo papa intraprendente e geniale ebbe tutte le qualità di un grande uomo di Stato e seppe utilizzare con rara energia le risorse di un’ammirabile diplomazia. Si poté dire di lui che se fu grande sul trono di S. Pietro, col suo carattere ed i suoi gusti sarebbe stato ancora più grande su di un uomo profano. Sepolto a Roma, San Pietro.