Da Sabiniano (604) a Gregorio VI (1046)


Sabiniano (604-606)S.Bonifacio III (607)S.Bonifacio IV (608-615)S.Adeodado I (615-619Bonifacio V (619-625)

066-SABINIANODopo una sede vacante di circa sei mesi, venne eletto papa Sabiniano, nativo di Volterra. Durante il suo breve pontificato, questo papa si mostrò poco caritatevole verso il popolo angustiato da una disastrosa carestia.
Contrariamente a quanto avevano fatto i suoi predecessori, mise in vendita il grano dei possedimenti della Chiesa, che prima di lui era stato distribuito gratuitamente. Invidioso della gloria del suo predecessore, cercò d’infamarne la memoria, giungendo perfino a farne bruciare con ignominia alcune opere.

067-BONIFACIO(*) Dopo una sede vacante di più d’un anno Bonifacio III fu eletto nel 607 e regnò soltanto otto mesi circa. Ottenne dall’imperatore Foca che fosse riconosciuta la supremazia di Roma su tutta la Chiesa e non fosse ammesso che il patriarca di Costantinopoli assumesse il titolo di vescovo ecumenico. Gli successe Bonifacio IV.

(**) Era romano, figlio di Giovanni Catadiocus. Non aveva ricevuto che gli ordini minori essendo solamente diacono, e da Gregorio Magno era stato inviato in qualità di nunzio a Costantinopoli presso l’imperatore Foca.
Salì sul trono pontificio nel 607.
Al concilio che egli subito convocò ed al quale intervennero 72 vescovi, decise che non si dovesse procedere a nessuna elezione di Papa o di Vescovo prima che fossero passati tre giorni dalla morte del predecessore, e che questi tre giorni fossero dedicati ai funerali.
Questo decreto subì cambiamenti nel I 274, quando Gregorio V ordinò che i cardinali della Curia dovessero aspettare 10 giorni i loro colleghi assenti prima di entrare in conclave. E nel 1922 il presente illuminato Pontefice Pio XI ha esteso tale provvedimento a non meno di 15 giorni e non più di 18 giorni, (A. A. S. XIV, 145) affinchè possano arrivare a Roma i cardinali americani, i quali non erano giunti in tempo per prendere parte ai tre ultimi conciavi, quello di Pio X. di Benedetto XV, e dello stesso Pio XI.
Bonifacio nel 607 ottenne dall’imperatore Foca un decreto che toglieva ai vescovi il presuntuoso titolo di ecumenico, ed ai vescovi di Costantinopoli dava solamente quello di patriarca. Ciò però fu solo per poco tempo, perchè presto riuscirono a riprendere il primo titolo. Ma cosa assai più importante fu che Foca riconobbe pubblicamente e solennemente il Pontefice Romano quale Capo di tutte le Chiese: ut sedis apostolica beati Petri Apostoli caput esset omnium ecclesiarum.
Bonifacio governò la Chiesa solamente 8 mesi e 22 giorni, dimostrandosi di animo retto e geloso custode della giustizia.
Negli Annali del Baronio trovansi dei Decreti di questo Papa ed alcuni gli attribuiscono delle lettere dirette a S. Gregorio, che non sono però pervenute sino a noi.
Morì nel medesimo anno della sua elezione e venne sepolto in S. Pietro col seguente epitaffio:

POSTQUAM, MORS, CHRISTI PRO NOBIS MORTE PERISTI,
IN DOMINI FAMULOS NIL TIBI IURIS ERIT.
PONE TRUCEM RABIEM, NON EST SAEVIRE POTESTAS,
AUT QUID VICTA FURIS, NIL NOCITURA PIIS.
HOC SIQUIDEM MELIUS DEMISSO VIVITUR ORBE,
CUM TAMEN UT VIVAT HIC SIBI QUISQUE FACIT.
HOC SITA SUNT PAPAE BONIFACII MEMBRA SEPULCRO
PONTIFICALE SACRUM QUI BENE GESSIT OPUS.
IUSTITIAE CUSTOS, RECTUS, PATIENSQUE, BENIGNUS.
CULTUS IN ELOQUIIS ET PIETATE PLACENS.
FLETE ERGO MECUM PASTORIS FUNERE CUNCTI,
QUOS TAEDET CITIUS HIS CARUISSE BONIS.

(*) Tutti i Papi, da San Pietro a Pio XI, Sonzogno, Milano, 1925
(**) M.Trivulzio della Somaglia, I Papi, Bestetti e Tuminelli, Roma, MCMXXVI

 068-BONIFACIOVi fu ancora una sede vacante, di circa nove mesi, e poi un altro Bonifacio, figlio di un medico Giovanni, fu eletto papa e assunse il nome di Bonifacio IV. Nulla di notevole durante questo pontificato. La storia ecclesiastica ricorda soltanto che Bonifacio IV ottenne dall’imperatore Foca il Pantheon di Agrippa e lo consacrò alla Vergine e a tutti i martiri, col titolo di Sancta Maria ad Martyres.

070-ADEODATO I(*) Adeodato, figlio del diacono Stefano, romano, fu eletto pontefice il 13 novembre del 615. Le storie dei papi non narrano di lui atto alcuno, politico od ecclesiastico, a cui si possa attribuire un’importanza qualsiasi. Le Vite dei Santi, invece, lo lodano per le sue grandi virtù e soprattutto per la sua carità, che gli valse appunto, a quanto pare, la canonizzazione. Cessò di vivere il 3 dicembre 619.

(**) Era romano, ex patre Stephano subdiacono, dice il «Liber Pontificalis », e venne eletto Papa il 19 Ottobre 615, succedendo a Bonifacio IV. Il Baronio vuole che anche Adeodato fosse suddiacono e che fosse il primo che da quel grado venisse elevato al Pontificato. Invece l’Abate Cenni, nel suo Concilium Lateranense Stephani III, contrariamente a quanto dice Liberato Diacono ri- spetto al Papa Silverio (an. 536), sostiene che ai tempi di Adeodato i suddiaconi erano ancora esclusi dal Pontificato. Il nuovo Papa si segnalò per le sue virtù, per l’amore del prossimo, per la sua erudizione, e, come dice il suo epitaffio, per la sapiente sua semplicità. In causa dell’aumento del numero dei fedeli, prescrisse che venissero celebrate quotidianamente due messe in ogni chiesa, essendo usanza, dopo il decreto di Alessandro I, di celebrarne una sola.   Incoraggiò e sostenne il clero che era impoverito non solo dai disordini politici di quel tempo, ma anche dal terremoto e dalla lebbra che affliggevano Roma, e la tradizione vuole che durante l’infierire di tale malanno, Adeodato con un sol bacio ridonasse ad un infermo la perduta salute. Da Paolo Diacono apprendiamo che al tempo di questo Pontefice molte chiese furono restaurate, e molti beni furono donati ai Luoghi Santi dal re longobardo Adaloardo e dalla santa sua madre la regina Teodolinda. Pare che Adeodato sia stato il primo Papa a sigillare le Bolle con il piombo, tale è l’opinione degli autori più moderni, mentre il Moroni nel suo «Dizionario Ecclesiastico», attribuisce questa usanza ad Adriano I. Fu durante il pontificato di Adeodato che morì in Bobbio l’Abate di quel monastero il grande San Colombano. Fu sepolto in S. Pietro. Suo epitaffio:

CUR TITULATA DIU TORPUERUNT IURA SEPULCHRI

    ET POPULI NULLUS PERSTREPUIT GEMITUS?

SEGNITIES NON CUILPA FUIT, QUINCUMQUE REQUIRIS;

    NAM DOLOR INCLAUSUS PLUS LACERARE SOLET.

PANDE, DOLOR, GEMITUM MERITLSQUE QUIESCE BEATIS

    UT LIBEAT SUMMI GESTA REFERRE PATRIS

HIC VIR AD EXORTUM PETRI EST NUTRITUS OVILI

    SED MERUIT SANCTI PASTOR ADESSE GREGIS.

PURA FIDES HOMINIS, VOTIS FUNDATA BENIGNIS,

    EXCUVIANS CHRISTI CANTIBUS HYMNISONIS;

SIMPLICITAS SAPIENS. VIVAX SOLLERTIA, SIMPLEX

    SERPENTINA FUIT SIMPLICITATE VIGENS

CUMQUE QUATER DENOS COMPLERET PRESBITER ANNOS

    SERA SENECTUTIS MENS TAMEN ALMA FUIT.

CULMEN APOSTOLICUM COL UIT TRES FERME PER ANNOS

    PERFECTUM NUMERUM TERQUE QUATERQUE GERENS.

HOC TIBI PRO MERITIS SUCCESSOR HONORIUS AMPLIS

    MARMORE CONSTRUXIT MUNUS EPYTAPHII.


(*) Tutti i Papi, da San Pietro a Pio XI, Sonzogno, Milano, 1925
(**) M.Trivulzio della Somaglia, I Papi, Bestetti e Tuminelli, Roma, MCMXXVI

070-BONIFACIOEletto alla morte di S. Adeodato (619), Bonifacio V si occupò di convertire al cristianesimo i principi e le popolazioni dell’Europa settentrionale. Fra le conversioni da lui ottenute viene citata quella di Eboino, re di Northumberland e di sua moglie Edelburga. Morì il 22 ottobre 625.

S.Onorio I (625-638)Severino (640)S.Giovanni IV (640-642)Teodoro I (642-649)S.Martino I (649-655)

071-ONORIONato nella Campania, figlio del console Petronio, rimase celebre nella storia ecclesiastica per aver sostenuto che in Gesù Cristo non vi era stata una sola volontà, e per essere stato, in conseguenza di ciò, anatemizzato dal terzo concilio di Costantinopoli (681), come eretico. Il papa S. Leone II approvò gli anatemi, rinnovò la condanna di Onorio, qualificandolo traditore della dottrina di S. Pietro e degli apostoli. Quegli stessi anatemi furono rinnovati anche più tardi, nel settimo concilio generale, che fu il secondo di Nicea (anno 787).

072-SEVERINOFu eletto dopo un interregno di quasi due anni, perchè l’imperatore Eraclio ricusò di ratificare la sua elezione finchè egli non avesse approvata l’Ectesi. I legali spediti a Costantinopoli promisero simultaneamente questa approvazione, ma Severino, appena salito al seggio di S. Pietro, condannò quell’eretico editto dei Monoteliti. Adirato per questo fatto, Eraclio, col concorso di Isacco, esarca di Ravenna, e di Maurizio, governatore di Roma, fece saccheggiare i tesori della Chiesa, confinando in lontani paesi i sacerdoti che si opposero a tali depredazioni. Severino, malmenato ed afflitto, cessò di vivere dopo appena due mesi di pontificato.

074-GIOVANNI IVSuccessore di Severino fu il dalmata Giovanni IV, che combattè l’eresia dei Monoteliti, sostenuti dall’imperatore Eraclio. A tale intento riunì in Roma un concilio che condannò quella eresia. Condannò inoltre la memoria del suo predecessore Onorio I, il quale in due lettere a Sergio, patriarca di Costantinopoli, aveva ammessa la dottrina che attribuiva a Cristo due volontà, come uomo e come Dio.

074-TEODORONato a Gerusalemme verso il 580, successe a Giovanni IV sul trono pontificio nel dicembre dell’anno 642. Condannò diversi eretici monoteliti, e fra questi Pirrus, patriarca di Costantinopoli, firmandone la condanna, dicesi, col vino della messa. Questo fu il solo fatto notevoli del suo pontificato di circa sette anni.

076-MARTINO INacque a Todi verso il 590. Fu eletto e consacrato a Roma nel 649. Era stato apocrisiario, cioè nunzio del papa a Costantinopoli. Dopo la sua elezione riunì il primo concilio di Laterano, che condannò l’eresia dei Monoteliti e definì la distinzione delle volontà umana e divina nella persona di Gesù Cristo. L’imperatore Costante II, protettore dichiarato del monotelismo, fece arrestare Martino I nella basilica Laterana e lo fece trascinare a Costantinopoli (653), poi nel Chersoneso. Ivi appunto morì, per i maltrattamenti, il papa prigioniero, nel 655. La sua salma fu poi portata a Costantinopoli, indi a Roma, dove fu sepolta nella chiesa che prese il nome di S. Martino dei Monti. Rimasero di lui alcune lettere.

S.Eugenio I (655-656)S.Vitaliano (656-672)Adeodato II (672-676)Dono I (676-678)S.Agatone (678-682)

076-EUGENIORomano, venne eletto l’8 settembre 654, mentre era ancora vivo Martino I, esiliato e prigioniero. Questo approvò l’elezione del nuovo pontefice, il quale però fu considerato soltanto come vicario fino alla morte di lui (655). Continuò Eugenio l’azione del suo predecessore nell’opporsi alle pretese della Chiesa greca e del patriarca di Costantinopoli; ma morì, dopo un pontificato assai breve, alla fine dell’anno 656.

077-VITALIANONativo di Segni, successe ad Eugenio I, dopo una breve sede vacante, e anzitutto cercò di cattivarsi l’imperatore di Costantinopoli Costante II, venuto a visitare Roma, ma non vi riuscì, poichè l’imperatore finì col saccheggiare la città. Consultato da Egberto re del Kent e da Oswi, re del Northumberland, su alcuni punti della liturgia e sul giorno di celebrazione della Pasqua, Vitaliano ne approfittò per affermare l’influenza della Chiesa romana in Inghilterra e per fare adottare dagli anglosassoni la liturgia latina. Durante questo pontificato, la Chiesa di Ravenna insorse contro la Santa Sede e manifestò l’intenzione di subordinare la Chiesa latina a quella di Costantinopoli. Il papa Vitaliano oppose resistenza, ma morì prima che la questione fosse risolta. Viene attribuita a questo pontefice l’introduzione degli organi nelle chiese.

079-ADEODATO II(*) Romano, figlio di Gioviniano e monaco benedettino nella badia di Sant’Erasmo venne eletto pontefice il 22 aprile 672. I Veneziani ottennero da lui il diritto perpetuo di eleggersi il doge. Morì il 26 giugno 676, dopo un pontificato tranquillo, e fu sepolto nella basilica Vaticana.

(**) Era romano, figlio di Gioviniano. Monaco benedettino nel monastero di S.Erasmo, veniva chiamato alla suprema dignità, succedendo a San Vitaliano l’11 aprile 672. Pose ogni sua cura nel perfezionare la disciplina monastica e nel reprimere l’eresia monotelita, (sulla unità della volontà in Gesù Cristo). Varie calamità successero durante il suo pontificato, per opera dei Saraceni che avevano depredato la Sicilia, ed il Platina dice che la Cometa, ch’ era per tre mesi continui apparsa, e le gran pioggie con terribili tuoni, quanto mai prima, tutte queste calamità e flagelli della povera Italia, predette havevano.   Adeodato restaurò la chiesa di S. Pietro nel Campus Meruli, nome dato nel Medio Evo ad una grande estensione di terreno posta fra la nona e l’undecima pietra miliare della Via Portuensis. Ampliò e arricchì il già menzionato monastero di S.Erasmo, che il Gregorovius crede fondato da S.Benedetto nella casa di Placido. Era Adeodato di carattere affabile, largo e caritatevole coi poveri ed i bisognosi. – Nelle mene politiche che durante il suo pontificato agitarono l’Italia e la Gallia, egli non prese parte notevole, e non lasciò traccie della sua attività letteraria o teologica. Di lui non si conservano che due documenti, uno riguardante l’Abbazia di Cantorbery, l’altro, il Monastero di San Martino di Tours. Fu il primo Papa che datò le sue lettere con gli anni del suo pontificato, usando terminare la sua corrispondenza con il saluto Bene valete. Il De Maslatrie vuole che avendo egli adoperato una volta la formula: «Salutem a Deo et benedictionem nostram», questa si cambiò più tardi in «Salutem et Apostolicam benedictionem». Morì il 16 Giugno 676, dopo aver governato la Chiesa 4 anni, 2 mesi e 5 giorni. Venne sepolto in S. Pietro. Alcuni autori lo annoverano fra i Santi, ma il suo culto non fu universale.

(*) Tutti i Papi, da San Pietro a Pio XI, Sonzogno, Milano, 1925
(**) M.Trivulzio della Somaglia, I Papi, Bestetti e Tuminelli, Roma, MCMXXVI

080-DONO ICittadino romano, successe ad Adeodato II, nel 676. Ottenne dall’imperatore Costantino III la revoca dell’editto del suo predecessore Costanzo, che aveva dichiarato indipendente da Roma l’arcivescovo di Ravenna. Questa revoca pose fine allo scisma che era cominciato al tempo di papa Eugenio. Dono I, si occupò inoltre della disciplina del clero, e fece ornare ed abbellire l’atrio della basilica Vaticana, ed eseguire restauri in quella di Ostia, che consacrò nuovamente. Morì nel 678.

081-AGATONENativo di Palermo, Agatone fu eletto e consacrato nel 678. D’accordo con l’imperatore Costantino Pogonato, fece condannare i Monoteliti dal settimo concilio generale, terzo di Costantinopoli (680-681) e scagliò l’anatema contro quegli eretici, fra i quali veniva annoverato anche il papa Onorio I, morto circa quarant’anni prima. Papa Agatone riuscì inoltre a liberare il papato dal tributo che doveva pagare all’imperatore di Costantinopoli. Cessò di vivere il 10 gennaio 682.

S.Leone II (682-683)S.Benedetto II (684-685)S.Giovanni V (685-686)Conone (687)S.Sergio I (687-701)

081-LEONEAlla morte di S. Agatone, nel 682, fu eletto papa Leone II, siciliano di nascita. Questo pontefice confermò gli atti del terzo concilio ecumenico di Costantinopoli, tenuto nel 680, e mandò all’imperatore Costantino III una lettera dogmatica diretta contro i Monoteliti. Richiestone dall’imperatore, mandò a Costantinopoli un suo rappresentante munito di speciali poteri. Tali poteri si riducevano a udire le proposte, comunicarle al papa e aspettare la sua risposta per votare definitivamente nel consiglio. In tal modo, Leone cercò di preservare la supremazia papale contro i continui sforzi che facevano i patriarchi di Costantinopoli per liberarsi dalla dipendenza da Roma. Durante il suo brevissimo pontificato, questo papa fece iniziare in Roma i lavori di una chiesa in onore di S. Paolo, e vi fece deporre i corpi dei martiri Simplicio e Faustino. Inoltre, istituì il bacio di pace nella messa e l’aspersione dell’acqua benedetta sul popolo. Morì nel 683.

083-BENEDETTO IIQuesto papa venne consacrato dopo una sede vacante di quasi un anno. Il suo pontificato quantunque brevissimo, poiché durò poco più di dieci mesi, è notevole specialmente per l’ascendente che il papato prese allora sull’impero, avendo Costantino Pogonato deciso che all’elezione del pontefice non dovesse più essere necessaria la conferma imperiale. Quell’imperatore pose inoltre i suoi due figli sotto la protezione del pontefice.

084-GIOVANNI V(*) Questo papa rimise sotto la giurisdizione della Santa Sede i vescovi di Sardegna, le ordinazioni dei quali erano state accordate per un certo spazio di tempo all’arcivescovo di Cagliari. Il suo pontificato durò soltanto un anno. Gli si attribuì un trattato in latino Sulla dignità del pallio.
(**) Era Siro, di Antiochia, figlio di Ciriaco, e per unanime consenso venne eletto Papa nella chiesa del Salvatore, detta Costantiniana, presso il Laterano il 23 luglio 685. La sua consacrazione venne fatta da tre vescovi, quello di Ostia, quello di Porto, e quello di Velletri, ed alcuni scrittori vogliono che sia il primo Papa che fu consacrato senza aspettare il consenso dell’imperatore. Era stato nunzio a Costantinopoli. e più precisamente legato del Papa Agatone nel VI Concilio Generale che ebbe luogo in quella città nel 680-681 e portò a Roma gli Atti di detto Concilio con l’editto dell’imperatore Co- stantino IV Pogonato riguardante la restituzione alla Santa Sede delle terre che essa possedeva in Sicilia ed in Calabria.
Giovanni era di singolare bontà, fermezza, prudenza e dottrina e gli viene attribuita, senza però alcuna certezza, una opera sulla dignità del pallio: De Palii dignitate.
Avanzato negli anni, di malferma salute, governò la Chiesa solamente 1 anno e 9 giorni, morendo il 1 agosto 686.
Venne sepolto in S. Pietro e di lui si ha il seguente epitaffio:

JOHANNEM TUMULUS VATEM TEGIT; ASTRUAT ÆTAS

OPTIMA COEPTA VIRI, SI FORET ET SPATIUM

HIC ET IN EXTREMIS SOLLERS FIDUSQUE MINISTER

CLARUIT ET PRIMUS IURE LEVITA FUIT.

MISSUS AD IMPERIUM VICE PRÆSULIS EXTITIT AUCTOR;

HUNC MEMORANT SYNODUS PONTIFICISQUE TOMUS.

CUM TITULIS FIDEI, VIGILANTIA QUANTA REGENDI,

COMMISSAS ANIMAS NE LUPUS HOSTIS OVES

CARPERET AMMIXTUS, PREMERETVE POTENTIOR IMUM!

IUSTITIAM CUNCTOS NISUS HABERE PAREM;

PROVIDUS, HUMANUS, FIRMUS VERUSQUE SACERDOS

NIL TEMERE ATQUE NIMIS PONDERE CUNCTA GERENS

(*) Tutti i Papi, da San Pietro a Pio XI, Sonzogno, Milano, 1925
(**) M.Trivulzio della Somaglia, I Papi, Bestetti e Tuminelli, Roma, MCMXXVI

085-CONONEDopo la morte di Giovanni V l’esercito s’impadronì della chiesa di S. Giovanni in Laterano, si arrogò il diritto di eleggere il papa e nominò il prete romano Teodoro. Il clero, vedendo chiuse le porte del tempio, si riunì sul sagrato ed elesse l’arciprete Pietro. Il popolo intanto, trascurato dal clero e dall’esercito, dava i suoi suffragi a Conone, prete anziano, nativo della Tracia, rispettato per le sue virtù. Così s’iniziò uno scisma, al quale pose fine il clero, approvando l’elezione del popolo. Anche l’esercito, poi, finì col rinunciare alla propria elezione e col riconoscere papa Conone. L’esarca di Ravenna si pronunciò nello stesso senso, in nome dell’imperatore. Durante questo pontificato, durato undici mesi soltanto, non si ebbero avvenimenti degni di essere ricordati.

086-SERGIO INativo di Palermo, fu eletto nel 687, alla morte di Conone. L’arcidiacono Pasquale, suo competitore, gli fece subire una lunga persecuzione da parte dell’esarca di Ravenna. Giovanni Platys, che l’obbligò a rimanere lontana dalla sua Chiesa per quasi sette anni. Rifiutò questo papa di approvare i canoni del concilio tenuto a Costantinopoli nel 692, relativi alla concessione del matrimonio ai preti. Irritato per questo, Giustiniano II, volle farlo condurre prigioniero a Costantinopoli, ma il popolo romano lo difese e scacciò l’inviato di quell’imperatore. Si hanno di Sergio I una lettera ed alcuni decreti. Morì l’8 settembre 701.

 

Giovanni VI (701-705)Giovanni VII (705-707)Sisinnio (708)Costantino (708-715)S.Gregorio II (715-731

086-GIOVANNIGreco di nascita, salì al pontificato nel 701. Riuscì a calmare una sedizione di soldati, in Roma, contro l’esarca di Ravenna Teofilatte, che vi giungeva dalla Sicilia e che sarebbe stato ucciso se il papa non l’avesse sottratto al furore degl’insorti. Poi, essendo Roma minacciata da Gisulfo, duca di Benevento, feudatario del re dei Longobardi, Giovanni VI seppe indurre quell’invasore a ritirarsi e a restituire i prigionieri, offrendogli in cambio ricchi doni tolti dai tesori delle chiese. Così consolidò nelle mani del successore la potestà papale sulla città salvata.

088-GIOVANNI VIIEbbe fama di dotto e di eloquente. Invitato dall’imperatore Giustiniano ad esaminare gli atti del concilio trullano e a pronunciarsi su di essi, confermandone o rigettandone le conclusioni, rispose evasivamente, evitando che l’imperatore divenisse suo nemico. Durante il suo pontificato, Ariberto II, re dei Longobardi, donò alla Chiesa di Roma la sovranità sulla regione delle Alpi Cozie, da Torino a Ginevra e al confine francese. Questa sovranità fu soltanto nominale per Giovanni VII e i suoi successori immediati, ma più tardi i papi se ne valsero per giustificare certe rivendicazioni intese ad estendere sempre più il loro potere temporale.

088-SISINNIOIl papa Sisinnio fu consacrato dopo una sede vacante di tre mesi, e morì di morte improvvisa venti giorni dopo la sua elezione. Gli si attribuisce il progetto di completare e rialzare le mura di Roma, a difesa della sede pontificia, continuamente minacciata dall’esterno. Venne sepolto in S. Pietro.

089-COSTANTINOEletto dopo la morte di Sisinnio, questo papa fu chiamato a Costantinopoli da Giustiniano, per trattare dell’unione della Chiese greca e latina. Egli confermò gli atti del concilio del 692 approvandoli in tutto ciò che non era contrario alla fede, alla disciplina, alla morale e ai diritti della cattedra di S. Pietro. La disciplina della Chiesa greca rimase infatti fondata sulle decisioni di quel concilio. L’imperatore cercò d’ingraziarsi papa Costantino, in modo ch’egli fosse dalla sua parte contro i re Longobardi che tendevano ad impadronirsi di Roma.

091-GREGORIO IISi occupò specialmente delle conversioni in Germania, dove mandò S. Bonifacio. Ristabilì il monastero di Monte Cassino e fece restaurare molte chiese di Roma. Combattè, in Oriente, l’eresia degli Iconoclasti. L’imperatore Leone Isauro che li favoriva fu due volte scomunicato dal pontefice, e per vendicarsene cercò di farlo assassinare, e poi armò contro di lui l’esarca di Ravenna e il duca di Napoli. Questo papa fu pure minacciato dai Longobardi, e si narra che quanto Luitprando si presentò col suo esercito alle porte di Roma, Gregorio, andatogli incontro, lo persuadesse con la sua eloquenza a deporre le armi. Di Gregorio II rimasero quindici Lettere di grande importanza storica.

S.Gregorio III (731-741)S.Zaccaria (741-752)Stefano II (752-757)S.Paolo I (757-767)S.Stefano III (768-771)

092-GREGORIO IIINativo della Siria, continuò a combattere gli Iconoclasti e gl’imperatori d’Oriente che li proteggevano. Condannò questi e quelli nel concilio del 723, e prese possesso dell’esarcato di Ravenna. Minacciato dai Longobardi come il suo predecessore, sollecitò il soccorso di Carlo Martello, al quale offrì di sottomettersi. Ma le trattative in questo senso rimasero senza risultato. Sotto Gregorio III continuarono i progressi del cattolicesimo in Germania, e si propagarono in Boemia e in Inghilterra. Questo papa morì nel 741, e gli successe S. Zaccaria.

093-ZACCARIAEletto alla morte di Gregorio III, riuscì a placare la collera di Luitprando, re dei Longobardi contro il quale si erano ribellati i duchi di Benevento e di Spoleto, e ottenne da lui, a titolo di donazioni al patrimonio di S. Pietro, le città di Narni, Osimo e Ancona. Nel 743 fece ratificare queste concessioni dal successore di quel re, inducendolo cone le sue predicazioni ad abdicare alla corona e a farsi monaco. Poco dopo, autorizzò Pipino, duca di Francia, figlio di Carlo Martello, ad assumere il titolo di re di Francia, e svincolò i Francesi dal loro giuramento di fedeltà a re Childerico III, che fu detronizzato e chiuso in un monastero. Attese a riformare la disciplina e a diffondere la fede in Inghilterra, e molto si occupò dell’evangelizzazione della Germania. Iniziò la famosa biblioteca Vaticana. Si recò a Soissons per consacrarvi Pipino e la moglie di lui, Bertrade. Tradusse in greco i Dialoghi di papa Gregorio I, il Grande.

094-STEFANO IISi hanno sotto questo nome due papi.
Alla morte di S. Zaccaria, Stefano, prete romano, fu eletto papa e potè prendere immediatamente possesso della cattedra di S. Pietro, poichè non si attendeva il consenso di alcun sovrano. Ma tre giorni dopo l’elezione, morì improvvisamente.

Venne subito eletto, con lo stesso nome, l’arcidiacono di Roma. Minacciato da Astolfo, re dei Longobardi, questo papa si rifugiò nella Gallia, dove incoronò Pipino il Breve re dei Franchi, al quale conferì il titolo di difensore della Chiesa, Pipino, vittorioso su Astolfo, fece dono alla Chiesa romana delle proprie conquiste.

    Questo secondo Stefano morì dopo 5 anni di pontificato.

095-PAOLO IPaolo, della famiglia degli Orsini, venne creato cardinale da papa Zaccaria o dal fratello Stefano II, al quale successe nel 757. Continuò la politica dei predecessori, adoperandosi a rendere il pontificato indipendente dall’autorità dell’imperatore bizantino, con l’appoggiarsi invece ai re Franchi. Per mezzo di questi, i papi poterono poi cacciare dall’Italia i dominatori Longobardi.
Paolo I fu di sentimenti mitissimi, e molto fu amato per le sue opere benefiche. Edificò parecchie chiese, fra le quali merita speciale menzione quella di S. Silvestro in Capite. Primo dei papi, fu sepolto nella basilica Ostiense; ma poi la sua salma venne trasferita in Vaticano.

096-STEFANO IIIPer la biografia di questo Papa  ho ritenuto opportuno segnalare tre fonti biografiche, in quanto possiamo notare alcune incongruenze nelle date e nei fatti. Buona lettura! ML

(*) Il regno di questo papa fu travagliato dalle lotte dei nobili romani contro i partigiani dei Longobardi. Questi contrapposero a Stefano III l’antipapa Costantino, che non fu il solo. La storia ecclesiastica registra infatti in quella stessa epoca altri antipapi: Filippo e Cristoforo. Ma Stefano III finì con l’imporsi, allontanando da Roma quei suoi competitori. Cercò poi d’impedire il matrimonio di Carlomagno con Grisela, figlia di Desiderio, re dei Longobardi, ma non vi riuscì.

(**) Al più che breve pontificato di Stefano II seguiva quello di Stefano III. Questi apparteneva ad aristocratica famiglia romana della regione di Via Lata, ed era figlio di Costantino. Educato nel palazzo del Laterano, veniva da semplice diacono eletto Papa all’unanimità nella Basilica Liberiana, nell’aprile del 752. Ebbe subito ad impegnare resistenza contro i Longobardi i quali, dopo di aver conquistato nel 751 l’Esarcato di Ravenna, non nascondevano il loro proposito di dominare tutta la Penisola italica, e di impossessarsi del ducato di Roma.
Vista vana ogni sua preghiera rivolta ad Astolfo re dei Longobardi perchè cessasse di minacciare Roma, e riuscite vane pure le richieste di soccorso presentate all’imperatore Costantino V, Stefano si rivolse a Pipino re di Francia e per meglio sollecitarne l’aiuto risolse di recarsi in persona presso questo sovrano. Valicate le Alpi, il Papa veniva ricevuto dal figlio primogenito di Pipino, Carlo, appena dodicenne (il futuro Carlo Magno), che lo accompagnava a Pothion nella Champagne.
Ma ad una lega da questa città ecco Pipino con la moglie e gli altri figli prostrati ai piedi del Pontefice, ed il sovrano mettersi al lato del cavallo del Papa e servirgli da scudiere (primo esempio questo dell’officium stratoris) e tutti accompagnarlo a Ponthion. Era il giorno dell’Epifania del 753.
Il sovrano franco faceva quindi solenne promessa a Stefano di eseguire i suoi desideri, e fargli restituire l’Esarcato di Ravenna ed il Pontefice si trasportava con tutto il suo seguito nel monastero di S. Denis presso Parigi, dove passò l’inverno, ma dove si ammalò gravemente, tanto che si disperava di salvarlo. Rimessosi quasi miracolosamente in salute, Stefano incoronava Pipino, la di lui moglie Bertrada ed i due figli Carlo e Carlomanno, re dei Franchi, dichiarandoli, con i loro successori, Patrizi Romani e protettori e difensori della Sede Apostolica.
Prima di partire da S. Denis, Stefano accordava molti privilegi a quel monastero e vi lasciava in dono il suo pallio che vi è ancora conservato.
Ritornava poi a Roma, dove veniva ricevuto quale un salvatore, perchè nel 754 Pipino era sceso in Italia alla testa di un poderoso esercito e assediato Astolfo in Pavia lo avea costretto ad intavolare trattative di pace e gli avea imposto di restituire al Pontefice l’Esarcato, la Pentapoli e la città di Narni. Ma ben presto il re Longobardo veniva meno alle promesse fatte ed alla testa di un esercito si diresse verso Roma che assediò per ben tre mesi.
Il Papa allora si rivolse di nuovo per aiuto a Pipino, il quale veniva per la seconda volta in Italia, mentre Astolfo, appena ebbe di ciò sentore, si affrettava a levare l’assedio a Roma e si dirigeva verso Pavia. Però prima di giungervi veniva attaccato dai Franchi e costretto ad accettarne le condizioni, ben più dure e ben più gravi delle prime, giacchè Pipino non volle far ritorno in Francia, se non fossero consegnate al Papa le città di Ravenna, Rimini, Pesaro, Fano, Cesena, Sinigaglia, Jesi, Forlimpopoli, Forlì, Bobbio, Montefeltro, Acceragio, Monte Lucaro, Serra, Castello S. Mariavo, Urbino, Cagli, Luccolo, Gubbio, Comacchio e Narni.
Le chiavi di queste città venivano, per ordine del sovrano franco, deposte sull’altare di S. Pietro in Roma, unitamente all’atto di donazione, dallo speciale suo incaricato l’abate Fubrado. Questo atto, di non comune importanza, testimoniava la restituzione di quelle contrade fatta da Pipino alla Sede Apostolica.
Morto Astolfo nel 756, Stefano aiutò il longobardo Desiderio, duca di Toscana, a salire sul trono del sovrano defunto, e sperava che egli gli consegnasse le altre città che Astolfo, malgrado le promesse, non avevagli restituite: civitates quae remanserant, ma Desiderio, una volta re, non concesse al Papa che Faenza ed il ducato di Ferrara. Stefano, sempre vigilante per l’inviolabilità della fede, condannò il Conciliabolo composto di 338 vescovi orientali che l’imperatore Costantino Copronimo aveva riunito in Costantinopoli e che’ anatemizzava i veneratori delle sacre immagini.
Questo grande Papa, che il Villari dice uomo di molto valore politico, era anche benefico e generoso, e dimostrò il suo grande amore per i poveri e gli infelici costruendo degli ospedali presso la Basilica Vaticana, dove edificava pure un convento, che probabilmente fu quello detto di S.Tecla o di Gerusalemme. Presso l’atrio di S.Pietro edificò un campanile, coprendolo d’oro e d’argento, campanile il cui massimo vanto fu d’essere il primo che sorgesse in Roma, e sempre presso la Basilica Vaticana erigeva una cappella, dedicandola a S. Petronilla, dove il fratello ed immediato successore Paolo I, esaudendo il desiderio da lui manifestato, vi trasportava dalle catacombe devastate dai Longobardi il corpo di detta Santa. Moriva nel palazzo Laterano nell’aprile del 757, dopo aver governato la Chiesa 5 anni e 29 giorni e veniva sepolto in S. Pietro. Avea imposto le mani a 20 vescovi, 12 preti e 2 diaconi.
(***) Dopo la morte di Paolo I il duca Totone di Nepi si impossessò del Laterano e fece eleggere papa il proprio fratello COSTANTINO, che non apparteneva nemmeno al clero. In tutta fretta gli fece somministrare le consacrazioni del caso. Nonostante queste irregolarità Costantino II riuscì a governare per ben tredici mesi. Quando i Longobardi conquistarono la Città Eterna, Costantino si diede per vinto. I nuovi dominatori nel 768 fecero acclamare papa il monaco romano FILIPPO; questi però venne ben presto costretto a ritornarsene in convento. Finalmente ci si accordò sulla scelta del prete romano Stefano III. La fazione vincitrice, non senza responsabilità del nuovo papa, fece deporre Costantino II, già relegato nel monastero di San Saba, e quindi lo fece accecare e mutilare. Ormai si profilavano nettamente le prime conseguenze negative del legame fra papato e Stato della Chiesa. Stefano III nel 769 indisse un sinodo, che confermò la condanna di Costantino dichiarando non valido il suo pontificato. Per ovviare al ripetersi di simili situazioni incresciose il sinodo definì la disciplina dell’elezione papale: il diritto di voto attivo e passivo venne limitato al clero romano. Ai laici fu concesso soltanto il diritto di consenso prima dell’intronizzazione dell’eletto. Stefano poi si trovò coinvolto nei vortici dell’alta politica; ma non si dimostrò all’altezza. Nel regno dei Franchi, morto Pipino il Breve, il governo era passato nelle mani di Carlo e Carlomanno, i quali però andavano sempre più allontanandosi l’uno dall’altro. Carlo si accostò a Desiderio e ne sposò pure la figlia. Il papa, preoccupato di questa alleanza, si avvicinò a sua volta a Carlomanno. Più tardi comunque intavolò delle relazioni anche con i Longobardi. Questo pontefice, privo di scrupoli e iniziato a tutti gli intrighi della politica, fu una vera catastrofe per la chiesa.

(*) Tutti i Papi, da San Pietro a Pio XI, Sonzogno, Milano, 1925
(**) M.Trivulzio della Somaglia, I Papi, Bestetti e Tuminelli, Roma, MCMXXVI
(***) J. Gelmi, I Papi, Rizzoli, Milano, 1997

Adriano I (771-795)Leone III (795-816)Stefano IV (816-817)Pasquale I (817-824)Eugenio II (824-827)

097-ADRIANO IAdriano, diacono, figlio di Teodulo, duca di Roma e console imperiale, fu eletto nel 771, e successe a Stefano III, con l’appoggio del partito franco. Continuò con Carlomagno la politica d’alleanza ch’era già stata praticata prima di lui. Provocò la distruzione del regno dei Longobardi da parte dei Franchi, nominò Carlomagno patrizio di Roma, e l’indusse ad aggiungere la Penatapoli alla donazione, anteriormente fatta alla Santa Sede, dell’esarcata di Ravenna. Morì il 24 dicembre 795.

098-LEONE IIIPrimo atto di questo pontefice dopo la sua elezione fu l’invio delle chiavi di S. Pietro e dello stendardo di Roma a Carlomagno, che dal canto suo gl’inviò il missus dominicus Angiberto, con ricchi doni. Pochi anni dopo i nipoti di Adriano I, Pasquale e Campulo, ordinarono contro Leone III una congiura, per la quale egli fu costretto a ritirarsi nel monastero di S. Erasmo e poi a fuggire a Spoleto, indi a Paderborn (Sassonia) presso Carlomagno. L’imperatore lo fece ricondurre con una scorta a Roma, dove egli stesso discese nel 799, il 25 dicembre dell’800, in San Pietro, Leone incoronò e consacrò Carlomagno e suo figlio Pipino. Nell’809, dal sinodo adunato dall’imperatore in Aquisgrana per la questione della processione dello Spirito Santo fece introdurre la formula: qui ex Patre Filioque procedit. Morto Carlomagno, fu ordita una nuova congiura (815) contro Leone III, che la represse con l’aiuto di Luigi il Buone, punendone severamente gli autori. Si hanno di questo papa numerose epistole, fra le quali è notevole quella ad Carolum Magnum.

099-STEFANO IVNobile e diacono romano, Stefano IV fu eletto immediatamente dopo la morte di Leone III, e non attese la conferma imperiale. Fece prestare giuramento di fedeltà, dal clero e dal popolo di Roma, a Luigi I il Pio, al quale mandò una corona imperiale d’oro. Poco tempo dopo, si recò egli stesso a Reims per consacrare Luigi imperatore e re. Questo viaggio non gli fu inutile, poichè la storia racconta ch’egli ottenne dall’imperatore tutto ciò che volle per la Chiesa di Roma, e specialmente la conferma delle donazioni di Carlomagno e la promessa di difesa dei domini pontifici contro eventuali rivendicazioni da parte dell’imperatore di Costantinopoli.

100-PASQUALE INacque a Roma, fu prelato veneratissimo per grandi virtù, e venne eletto papa, benchè riluttante, il 25 gennaio 817. Fece ricostruire la chiesa di Santa Cecilia, incoronò in Roma (823) l’imperatore Lotario I, cercò di metter pace tra le fazioni che insanguinavano la Capitale. Scomunicò Leone V imperatore d’Oriente e gl’iconoclasti, confermò i privilegi della Chiesa di Ravenna e fece predicare il vangelo del Nord, da Ebone, arcivescovo di Reims, e da Altigario, che fu poi arcivescovo di Cambrai.

101-EUGENIO-IIEugenio, arciprete di S. Sabina di Roma, fu eletto papa il 5 giugno 825, e la sua elezione venne turbata dall’antipapa Zizimo, che era sostenuto dai patrizi. Lodovico il Pio mandò a Roma Lotario con l’incarico di far cessare lo scisma, e Zizimo fu costretto a ritirarsi. Per prevenire altri scandali dello stesso genere, Eugenio II decretò che alla sua consacrazione del papa dovessero assistere i legati imperiali, e costrinsero il clero romano a giurar fedeltà a Lodovico e a Lotario, con promessa di osservare il decreto. Restituì ai loro proprietari molte terre ingiustamente confiscate dalla Chiesa, e morì nell’agosto del 827. Alcuni storici attribuiscono a lui l’istituzione della «prova dell’acqua fredda», la quale consisteva nel gettare gli accusati nell’acqua benedetta ed esorcizzata. Se andavano a fondo, erano ritenuti innocenti, colpevoli invece se galleggiavano. Tale mezzo di giudizio fu stigmatizzato e abolito dal concilio di Laterano indetto da papa Innocenzo III.

Valentino I (827)Gregorio IV (827-844)Sergio II (844-847)Leone IV (847-855)Benedetto III (855-858)
102-VALENTINO-Il pontificato dell’immediato successore di Eugenio II durò soltanto un mese e dieci giorni. Il papa eletto Valentino, romano, della famiglia dei Leonzi, arcidiacono di Roma, era stato molto ben visto dal suo predecessore perchè uomo virtuoso, giusto e moderato. Venne sepolto in S.Pietro.

103-GREGORIO-IVFiglio di un patrizio di Roma, ebbe un pontificato relativamente tranquillo. Fece fortificare Ostia, per difendere l’imboccatura del Tevere contro i Saraceni e istituì la festa d’Ognissanti. Sostenne Lotario e Luigi il Germanico nella contesa ch’essi ebbero contro il padre loro Luigi il Pio, accompagnò in Francia il primo, messosi alla testa di un esercito per impadronirsi del trono paterno. Ebbe lunghi dissidi coi vescovi francesi, sostenitori di Luigi il Pio, ed elevò al massimo grado la dignità papale. Nei negoziati ch’ebbero luogo tra i figli inconciliabili dell’imperatore detronizzato, Gregorio IV si mostrò tanto infido che dovette ritornarsene a Roma oltraggiato dagli stessi principi fra i quali si era interposto, e che il luogo nel quale furono tenute le conferenze, fra Basilea e Strasburgo, rimase nella storia col nome di Campo della Menzogna.

104-SERGIO-IINato a Roma, fu educato per cura di papa Leone III e ordinato prete da Pasquale I. Alla morte di Gregorio IV, fu chiamato a succedergli (10 febbraio 844), benchè un diacono, chiamato Giovanni, si fosse impadronito, alla testa di alcuni rivoltosi, del palazzo di Laterano. L’imperatore Lotario ordinò a suo figlio Luigi II, re d’Italia, di esaminare l’elezione di Sergio, e Luigi, dopo averne riconosciuta la regolarità, stabilì col clero e col popolo che nell’avvenire i papi non avrebbero potuto essere incoronati senza il consenso dell’imperatore. Nulla avvenne di notevole durante questo pontificato.

105-LEONE-IVEra stato nominato cardinale da Sergio II. Appena eletto papa, provvide a difendere Roma minacciata dai Saraceni, cingendola di robuste mura. Seguì il disegno di Leone III di costruire una città presso la chiesa di S. Pietro, e quella città, o sobborgo di Roma, prese il nome di Leonina. Nell’849 i Saraceni comparvero alla foce del Tevere, ma le opere di difesa ivi costruite e l’aiuto dei cittadini di Amalfi, Napoli e Gaeta, uniti ai romani, valsero a tenerli lontani. Tornati più tardi i Saraceni ad infestare le coste, Leone raccolse gli abitanti dell’antica Centumcellae in una nuova città della quale iniziò la costruzione e a cui diede il nome di Liopoli. Ma essi ritornarono poi alla loro antica sede, che da allora si chiamò Civitavecchia.

106-BENEDETTO-IIIFu eletto nell’855, ma prima di essere consacrato vide eleggere da un numeroso partito il prete Anastasio, deposto da papa Leone IV nell’853. Questo scisma durò pochi mesi soltanto, quantunque l’imperatore Lotario proteggesse Anastasio.
La maggioranza del popolo e del clero sostenne l’elezione di Benedetto, molto amato per le sue virtù e la consacrazione di lui non tardò ad essere un fatto compiuto.
I meriti non comuni di questo pontefice diedero alla Santa Sede tale prestigio, che Roma vide allora il pellegrinaggio del re anglo Etelulfo, l’ambasciata dell’imperatore d’Oriente Michele III, gl’inviati degli Abati della Gallia, ecc.

S.Nicolò (858-867)Adriano II (867-872)Giovanni VIII (872-882)Marino I o Martino II (882-884)Adriano III (884-885)

107-NICCOLO-IDiacono di Roma, venne eletto papa nell’858, con l’autorizzazione dell’imperatore. Si fece incoronare solennemente e sembra sia stato il primo a volere tale cerimonia solenne, che poi fu sempre fedelmente ripetuta all’elezione di ogni papa. In Occidente, Niccolò I mantenne l’autorità suprema della Santa Sede sui vescovi di Francia e d’altri paesi.
Affermò con grande energia il diritto della Chiesa di giudicare i re, e nella questione del divorzio di Lotario II, re di Lorena (862-865) obbligo quel principe a dare soddisfazione a Roma. In Oriente si sforzò di diminuire l’influenza della Chiesa greca, e quando Fozio sostituì il patriarca Ignazio (863),  non esitò ad entrare in lotta contro di lui.
Lo scomunicò nel concilio di Laterano tenutosi quell’anno stesso, e trattò con alterigia l’imperatore, reclamando il riconoscimento dell’autorità suprema della Sede di S. Pietro su tutta la Chiesa. Quel conflitto si mutò poi, al concilio di Costantinopoli, dell’867 in uno scisma dichiarato. Tuttavia, Niccolò I potè essere giustamente esaltato per avere grandemente accresciuta l’autorità papale. Vennero conservate di lui parecchie lettere molto interessanti.

108-ADRIANO-IIAdriano, prete titolare di S. Marco di Roma, fu eletto papa a settantasei anni, immediatamente dopo la morte di Niccolò I, e fu consacrato il 14 dicembre 867. Assunto il nome di Adriano II, fu, come il suo predecessore, uno strenuo difensore delle prerogative papali, nell’ordine politico come in quello religioso. Nondimeno affermò nel concilio di Costantinopoli che i vescovi potessero accusare e condannare il papa per causa di eresia. Tenne a Roma un concilio contro Fozio, ed ebbe contrasti con l’imperatore Basilio. Morì nell’872.

109-GIOVANNI-VIIIIl successore di Adriano I incoronò in Roma (875) Carlo il Calvo, al quale poi si rivolse per avere aiuti contro le scorrerie dei Saraceni. Ma morto Carlo e perduta ogni speranza di validi soccorsi, Giovanni VIII si ridusse a pagare ai Saraceni un annuo tributo, per liberarsi da loro. Assalito poi da Lamberto, duca di Spoleto, che, venuto a Roma sotto pretesto di recare aiuti al papa, voleva impadronirsi della città, Giovanni compì un viaggio in Francia per domandar soccorso a Lodovico il Balbo. Là tenne un concilio a Troyes, senza però riuscire a nulla. Tornato in Italia e andadogli a vuoto il tentativo di staccare i principi italiani dall’alleanza coi Saraceni, riconobbe legittimo patriarca l’eretico Fozio (879). Basilio mandò una flotta che sconfisse i Saraceni di Sicilia, ma nessun giovamento ne sentì il papa. Egli sollecitò allora gli aiuti di Carlo il Grosso, al quale conferì la corona imperiale (881), ma non ottenne, nemmeno questa volta, risultati apprezzabili. Nell’882, informato dal diacono romano Marino, reduce di Costantinopoli, della perfidia degli Orientali, pronunciò contro Fozio una scomunica solenne, e in quello stesso anno morì.
Giovanni VIII fu accusato di essersi troppo occupato del governo temporale, e specialmente di aver mancato di prudenza e di energia nei riguardi di Fozio, tanto che alcuni dissero che in quel tempo la Chiesa parve governata da una donna. Da ciò, alcuni storici vollero identificare questo papa come la leggendaria Papessa Giovanna.

110-MARINO-ISuccessore di Giovanni VIII, Marino I (che in alcune liste di pontefici figura col nome di Martino II), era stato legato pontificio a Costantinopoli e aveva osservato da vicino il modo di agire di Fozio, contro il quale si era dichiarato. Ridiede il vescovado di Porto a Formoso, che era caduto in disgrazia e che più tardi fu papa. Vien ricordato come un pontefice molto saggio e molto pio. Morì nell’884, e gli successe Adriano III.

111-ADRIANO-IIIEletto nell’884, regnò poco più di un anno, poichè si spense nell’885, Continuò a lottare energicamente contro l’eresiarca Fozio. Con un decreto, stabilì che non dovesse più essere necessaria per l’elezione dei papi l’approvazione imperiale, e, con un altro, che la corona imperiale, e, con un altro, che la corona imperiale d’Occidente dovesse essere annessa al regno d’Italia, la quale cosa non avvenne.

Stefano V (885-891)Formoso (891-896)Bonifacio VI (896)Stefano VI (896-897)Romano (897-898)

112-STEFANO-VEletto alla morte di Adriano III, Stefano V non domandò la conferma imperiale. L’imperatore Carlo III detto il Grosso se ne lagnò. Stefano gl’inviò la prova della sua legittima consacrazione, facendolo desistere da ogni protesta. Sostenne poi Guido di Spoleto contro Berengario che aspirava a sostituirsi a Carlo il Grosso, e scomunicò tutti coloro che in Francia avrebbero usurpata la corona alla famiglia imperiale di Carlomagno. Malgrado ciò i francesi elessero Eudi abbandonando Carlo il Semplice, che regnò solo dopo la morte di Eudi.

113-FORMOSOVescovo di Oporto, parteggiò per Arnolfo, re di Germania, e fu scomunicato da Giovanni VIII; ma nell’883 fu riabilitato da papa Martino II. eletto pontefice, incoronò imperatore Arnolfo e promosse in Francia un accorso fra Eudi e Carlo il Semplice. In Oriente, accordò l’assoluzione ai vescovi seguaci di Fozio nello scisma ma pentiti. Nove mesi dopo la sua morte, Stefano VI fece esumare il suo corpo, e, dopo un simulacro di processo, condannò la sua memoria. Ma Giovanni IX, nel concilio dell’898, gli decretò una solenne riparazione.

114-BONIFACIO-VIBonifacio, prete romano, fu eletto papa da una fazione e con mezzi illegittimi. Il suo pontificato durò soltanto quindici giorni. Egli fu probabilmente immolato da una fazione contraria a quella che lo aveva eletto.
Il concilio di Ravenna tenuto nel 1304 decise di cancellare il nome di Bonifacio VI dalla lista dei papi, perchè la sua elezione era stata ingiusta e scandalosa, ma l’opinione comune conservò questo nome fra quelli dei pontefici legittimi, non essendovi stato scisma.

115-STEFANO-VISuccesso a Bonifacio VI, Stefano VI convocò un concilio di preti e di vescovi della fazione alla quale apparteneva, e, fatto esumare il cadavere di papa Formoso, accusò questo di usurpazione, condannò la sua memoria ad una infamia perpetua e dichiarò annullati tutti gli atti del suo pontificato. Fece inoltre tagliare al cadavere le tre dita con le quali si dà la benedizione papale, e fece gettare nel Tevere i miseri resti. La fazione contraria formò poco tempo dopo una congiura contro Stefano, che venne imprigionato e poi fatto strangolare.

116-ROMANOPoco dopo la morte di Stefano VI per mano del carnefice, venne eletto papa Romano, appartenente alla fazione della famiglia di Benedetto III. Egli dichiarò nulli e delittuosi i provvedimenti del suo predecessore immediato e riabilitò la memoria e la fama di papa Formoso. Ma morì dopo tre mesi di pontificato.

Teodoro II (808)Giovanni IX (898-900)Benedetto IV (900-903)Leone V (903)Cristoforo (903-904)

117-TEODORO-IILa stessa fazione che aveva fatto eleggere Romano impose con la violenza l’elezione di Teodoro II. La consacrazione di questo papa avvenne in presenza degl’invitati dell’imperatore Lamberto. Teodoro II riabilitò tutti i vescovi, preti e diaconi ch’erano stati deposti da Stefano VI. Avendo alcuni pescatori ritrovati alcuni resti del cadavere straziato di papa Formoso, li fece seppellire con grande solennità. Tutto questo avvenne in soli 20 giorni, poichè tale fu la durata di questo pontificato. Cessò di vivere il 3 marzo 898 e venne sepolto in S. Pietro.

118-GIOVANNI-IXMonaco dell’ordine di S. Benedetto, fu eletto papa contrariamente alla volontà dei numerosi partigiani del suo competitore Sergio. Riconobbe dapprima imperatore Berengario duca del Friuli, che occupava Roma con un esercito; ma, partito Berengario impose la corona imperiale a Lamberto, duca di Spoleto. Tenne vari concili; fra questi furono importanti quello di Roma (899), nel quale venne riabilitata la memoria di papa Formoso, accusato di eresia da Stefano VI, e quello di Ravenna, in cui il pontefice fece dichiarare scomunicato chiunque si fosse opposto all’esecuzione dei canoni e dei capitolari di Carlo Magno, Lotario e Lodovico, riguardanti le decime. Giovanni IX fece condannare inoltre, dal concilio di Ravenna, l’usanza di abbandonare al saccheggio, dopo la morte dei papi e dei vescovi le loro case e i loro beni.

119-BENEDETTO-IVLa storia ecclesiastica non ricorda alcun fatto importante avvenuto sotto il pontificato di Benedetto IV. Di questo papa si sa soltanto che fu animato da grandi propositi, ma che nei tre anni dei suo regno dovette limitarsi a lottare contro la corruzione che inquinava il clero e la cittadinanza di Roma.

120-LEONE-VLeone di Ardea, cardinale benedettino, un mese dopo la sua elezione a pontefice, venne detronizzato da Cristoforo, suo cappellano, che lo fece imprigionare. Morì appunto in prigione, dicesi di crepacuore. Venne sepolto in San Giovanni in Laterano.

121-CRISTOFOROUsurpato il pontificato a Leone V con i mezzi violenti a cui abbiamo accennato, Cristoforo godette per breve tempo il frutto della sua prepotenza. Sei mesi dopo essersi fatto consacrare papa, fu scacciato dal seggio pontificio, per opera di Sergio, con la violenza stessa della quale si era reso colpevole. Venne rinchiuso prima in un monastero, poi in una prigione, nella quale si spense come il suo disgraziato predecessore.

    Venne sepolto in Vaticano con la seguente iscrizione:

hic pia christophori requiescunt membra sepulti

    Oltre al ritratto che trovasi in S. Paolo fuori le Mura, ne esiste un altro di lui del XIII secolo affrescato sulle mura dell’antica chiesa di S. Pietro in Grado presso Pisa.

Sergio III (904-911)Anastasio III (911-913)Landone (913-914)Giovanni X (915-928)Leone VI (928-929)

122-SERGIO-IIIPrete romano, questo Sergio avendo nell’898 aspirato al pontificato, fallì nell’intento e fu cacciato da Roma. L’influenza di Adalberto marchese di Toscana lo fece eleggere nel 904, a sostituire Cristoforo, tenuto prigioniero e fatto poi morire in un monastero. Nemico dichiarato di Formoso, Sergio approvò la procedura di Stefano VI contro quel papa, e annullò gli atti di Teodoro II e Giovanni IX che ne aveva riabilitata la memoria. Si vuole che Sergio seguisse in questo i consigli della celebre Marozia, che fu sua concubina e dalla quale ebbe un figlio che cinse poi la tiara sotto il nome di Giovanni XI. Egli però fu zelante nell’avversare le dottrine dell’eretiche Fozio, che contava in Oriente gran numero di seguaci. Morì nell’agosto del 911.

123-ANASTASIO-III(*) Non si sa nulla di sicuro su questo papa. Durante il suo pontificato non vi fu avvenimento che sia degno di menzione.
(**) Alla morte di Sergio III venne eletto Papa Anastasio III. Egli era romano, figlio di Luciano. Poche notizie si hanno di lui e del suo pontificato. Non prese nessuna parte alla politica. Si occupò attivamente dell’organizzazione ecclesiastica della Germania, e fu durante il suo pontificato che in Francia i Normanni si convertirono alla fede cristiana. Di lui non rimane che una bolla (Iaffé n. 3550) con la quale concede a Regemberto vescovo di Vercelli l’uso del pallio. Ad istanza del re Berengario concedette al vescovo di Pavia l’uso dell’ombrella, del cavallo bianco, la facoltà di portare la croce nei viaggi e di sedere nei Concilii alla sinistra dei Papi. Governò la Chiesa solamente 2 anni e 2 mesi, morendo nell’913. Fu di animo integro, di rara modestia. Flodoardo dice di lui: Sedis apostolicae blando moderanime rector. Sentia ut Christurn veniae sibi munere blandum. Venne sepolto in S. Pietro.

    Suo epitaffio:

VATIS ANASTASII REQUIESCUNT MEMBRA SEPULCRO

SED NUNQUAM MERITUM PARVULA CLAUDIT HUMIJS.

REXIT APOSTOLICAM BLANDO MODERAMINE SEDEM.

TERTIUS EXISTENS ORDINE P0NTIFICUM.

AD CHRISTIJM PERGENS PECCATI VINCULA SPERAT

OMNIA CLEMENTER SOLVERE POSSE SIBI UNDIQUE CURRENTES HIJIUS AD LIMINA TEMPLI

UT PRAESTET REQUIEM POSCITE CORDE DEUM.

(*) Tutti i Papi, da San Pietro a Pio XI, Sonzogno, Milano, 1925
(**) M.Trivulzio della Somaglia, I Papi, Bestetti e Tuminelli, Roma, MCMXXVI

124-LANDONEQuesto pontefice, sabino di nascita, successe nell’anno 913 ad Anastasio III, e morì dopo soli sei mesi di regno. Di lui si sa soltanto che concesse l’arcivescovado di Ravenna ad un protetto della celebre Teodora, il quale fu poi papa Giovanni X. Morì nel 914 e venne sepolto in S. Pietro.

125-GIOVANNI-XNato a Ravenna verso l’860 fu eletto papa, dicesi, per gl’intrighi di Teodora, vedova del console romano Teofilatte, al quale già doveva le sue nomine a vescovo di Ravenna. Ebbe maggiore inclinazione per le guerre che non i i pacifici uffizi della Chiesa, e unitosi con Landolfo e Atenulfo principi di Capua, contro i Saraceni fortificati sulle rive del Liri, riportò su di essi una completa vittoria (915), aiutato in questa impresa dalle milizie del marchese Alberico, figlio di Marozia, sorella di Teodora. Giovanni X ebbe una tragica fine. Guido di toscana, marito di Marozia, geloso del potere che il papa accordava al proprio fratello Pietro, fece invadere dalla soldatesche il palazzo Lateranense, uccidere Pietro e imprigionare il papa, che morì poco dopo, dicesi soffocato fra i guanciali del suo letto.

126-LEONE-VIDi famiglia romana, questo papa fu eletto alla fine del 928 e morì il 3 febbraio 929. La sua elezione fu probabilmente imposta dal partito di Marozia, e la breve durata del suo pontificato fa supporre una morte non naturale.

Stefano VII (929-931)Giovanni XI (931-936)Leone VII (936-939)Stefano VIII (839-942)

127-STEFANO-VIINon si hanno notizie del pontificato di questo papa. Si suppone ch’egli pure sia stato eletto per influenza della fazione di Marozia. Morì probabilmente ucciso per volere del partito avversario.

128-GIOVANNI-XIFiglio naturale di Marozia e di papa Sergio III, o, secondo altri, di Alberico duca di Spoleto, fu eletto per influenza della madre, che poi lo tenne rinchiuso, permettendogli soltanto di presiedere a qualche cerimonia. Morto Guido di Toscana, Marozia aveva sposato Ugo, re d’Italia. Questi osteggiava Alberigo, altro figlio di Marozia, il quale obbligò Ugo a fuggire da Roma e rinchiuse Marozia e Giovanni XI in Castel Sant’Angelo. Da allora è oscuro quanto avvenne di questo papa. Alcuni affermano che morì vittima del fratello. Durante la sua prigionia, dei sacerdoti romani si recarono a Costantinopoli col titolo di legati, ma senza missione canonica, e riconobbero il patriarca Teofilatte.

129-LEONE-VIIFu eletto nel 936. Gli viene attribuita la riconciliazione di Alberigo col re Ugo. Come già fu detto, i dissensi fra questi due principi travagliavano Roma, e la riconciliazione era augurata da tutti. Leone VII si dichiarò contrario al matrimonio dei preti, pur non escludendo dagli ordini i figli nati da essi. Riformò inoltre la disciplina dei monaci benedettini. Morì nel 939. Restano di lui alcune lettere di scarsa importanza.

130-STEFANO-VIIISecondi alcuni romano, secondo altri tedesco. Stefano VIII continuò, come il suo predecessore, ad occuparsi della riconciliazione di Alberigo, principe di Roma, e di Ugo re d’Italia, che si facevano una guerra accanita e prolungata. Parteggiò per Luigi IV di Francia contro Ugo il Grande, figli del re Roberto e padre di Ugo Capeto, Scomunicandone tutti gli avversari. Lo storico Martino di Polonia afferma che i romani, durante un’insurrezione, tagliarono il naso a Stefano VIII, sconciandogli il viso in modo tale che’egli non osò più mostrarsi in pubblico.

Marino II o Martino III (943-946)Agapito II (946-956)Giovanni XII (956-964)Benedetto V (964-965)

131-MARINO-IIQuesto papa (che in alcune liste figura sotto il nome di Martino III), venne eletto a succedere a Stefano VIII. Poco o nulla si sa del suo pontificato di circa tre anni, durante il quale, probabilmente, nulla avvenne di importante. Lasciò fama d’essere stato un papa assai mite, caritatevole e pacifico. Morì nel 946.

132-AGAPITO-IIEletto nel 946, Agapito II chiamò in Italia Ottone di Germania contro Berengario II, che voleva farsi re d’Italia, e convocò il sinodo di Ingelheim per far cessare i dissidi fra Luigi d’Oltremare e il conte Ugo. Si adoperò in ogni modo per liberare dall’avvilimento Roma e il papato, su cui dominavano da sessant’anni Teodora la Grande e le sue due figlie Teodora la Giovane e Marusia. L’appoggio che ottenne da Ottone il Grande l’aiutò nella sua impresa. Morì a Roma nel 956.

133-GIOVANNI-XIIFiglio di Alberigo (v. Giovanni XI) fu nominato papa a 18 anni. Si nota che è il primo papa che abbia mutato il proprio nome. Giovanni XII chiamavasi infatti Ottaviano, ed era stato con questo nome proclamato principe dei Romani, alla morte di suo padre (954). Il suo breve pontificato fu agitatissimo. Egli marciò dapprima contro Pandolfo principe di Capua, che l’obbligò a ritirarsi, ed allora, chiestagli pace, strinse con lui alleanza. Invocò poi da Ottone I soccorsi contro Berengario re d’Italia e il figlio di lui Adalberto, e nel 962 incoronò Ottone imperatore e re d’Italia, giurando di non unirsi mai a Berengario nè ad Adalberto. Ottone confermò alla Chiesa le donazioni di Pipino e di Carlomagno, vi aggiunse possessi in Lombardia, ed inoltre regolò le forme dell’elezione del papa. Ma dopo un anno, Giovanni XII si alleò ad Adalberto, insieme col quale dilapidò i tesori della Chiesa, tenendo condotta assai scandalosa. Ottone allora venne a Roma, il papa fuggì, e un concilio indetto dall’imperatore lo dichiarò decaduto ed elesse l’antipapa Leone VIII. Ma poi, avendo Ottone lasciato Roma, Giovanni vi ritornò, Si vendicò de’ suoi nemici, e adunato un concilio, fece annullare l’elezione di Leone VIII. Poco dopo morì, di stravizi secondo alcuni storici, o assassinato, secondo alcuni altri.

134-BENEDETTO-VQuesto papa eletto dal popolo regnò soltanto un anno, fra Giovanni XII e Giovanni XIII. Di lui si sa soltanto che dopo un memorabile assedio cadde nelle mani di Ottone I e dell’antipapa Leone, i quali lo esiliarono ad Amburgo, dove morì poco dopo. Ebbe il soprannome di Grammatico. Non rimase alcuna traccia del suo pontificato.

Giovanni XIII (965-972)Benedetto VI (972-973)Dono II (973-974)Benedetto VII (975-984)

135-GIOVANNI-XIIIVescovo di Narni, fu eletto papa per influenza di Ottone I. Prese a trattare i grandi di Roma con insopportabile alterigia, e Rofredo, conte della Campania, e il prefetto Pietro lo imprigionarono in Castel Sant’Angelo, donde fuggì dopo alcuni mesi, rifugiandosi a Capua. Ottone I, venuto a Roma nel 967, lo fece richiamare e gli diede il potere pontificio, punendo crudelmente i principali autori della rivolta.

    Giovanni XIII lavorò con ardore a ristabilire la disciplina ecclesiastica, e morì nel 972.

136-BENEDETTO-VINato a Roma, figlio d’Ildebrando, venne preso — poco dopo la sua elezione — dal patrizio Crescenzio, capo della nobiltà romana, e fu rinchiuso in una orrenda prigione. Alcuni asseriscono che fu lasciato morire di fame, altri che perì strangolato o avvelenato per ordine dello stesso Crescenzio, il quale sosteneva l’antipapa Francone. Questi assunse il nome di Bonifacio VII e cominciò ad esercitare il pontificato: ma non potè rimanere a lungo, essendo odiato e minacciato dal popolo, e si dice fuggisse a Costantinopoli dopo essersi impadronito dei tesori della chiesa di S. Pietro.

137-DONO-IIDopo l’espulsione dell’antipapa scismatico Bonifacio VII, e la morte di papa Benedetto VI, venne eletto pontefice Dono II, romano, che governò la Chiesa per poco più di tre mesi. In questo brevissimo periodo la storia del Papato non registra avvenimento alcuno. Venne sepolto in S. Pietro.

138-BENEDETTO-VIINipote di Alberico dei conti Tuscolani e vescovo di Sutri. Fu protetto dall’imperatore Ottone II, e ciò gli permise di non lasciarsi sopraffare dall’antipapa Francone. Gli storici sono discordi relativamente alle date del suo pontificato; alcuni fanno di Benedetto VI e Benedetto VII una sola persona. La figura di questo papa rimane quindi assai confusa ed oscura. Morì nel 984 e venne sepolto in S.Croce in Gerusalemme a Roma.

Giovanni XIV (984-985Giovanni XV o XVI (986-996)Gregorio V (996-999)Silvestro II (999-1003)

139-GIOVANNI-XIVPavese di nascita, fu prima cancelliere dell’imperatore Ottone I, poi vescovo di Pavia. Eletto papa, venne imprigionato alcuni mesi dopo a Castel Sant’Angelo, per opera dei partigiani di Francone, antipapa col il nome di Bonifacio VII, tornato allora da Costantinopoli con grandi ricchezze. Morì in prigione, dicesi di fame, e dopo la sua morte Bonifacio VII fu considerato come papa legittimo.

140-GIOVANNI-XVQuesto papa, identificato o confuso da alcuni con Giovanni XVI, fu consacrato, secondo gli storici più attendibili il 25 aprile 986. Osteggiato dal patrizio e senatore Crescenzio e dalla fazione di lui, dovette rifugiarsi in Toscana, donde chiese aiuto a Ottone III imperatore. I romani, per evitare l’intervento tedesco, si sottomisero al papa, che tornò in Roma, e Crescenzio non osò disturbarlo nell’esercizio della sua autorità. Sotto questo pontificato, i russi, seguendo il principe Vladimiro, si convertirono al cristianesimo. Giovanni XV (o XVI) viene citato come il primo pontefice che abbia canonizzato solennemente i morti che godettero in vita riputazione di santità.

141-GREGORIO-VL’imperatore Ottone III, avuta notizia della morte di Giovanni XV fece eleggere papa Brunone, suo nipote o cugino, che allora aveva soltanto ventiquattro anni, e che assunse il nome di Gregorio V. Ma nell’anno 997, mentre l’imperatore era nel nord dell’Europa, il patrizio Crescenzio, prese il titolo di console, rinnovò le sue imprese d’un tempo, ben sapendo come i romani fossero ostili alla dominazione tedesca. Egli esiliò da Roma Gregorio, e fece eleggere l’antipapa Filagate, che si chiamò Giovanni XVI. Il papa, adunato un concilio in Pavia, scomunicò Crescenzio e l’antipapa, e Ottone III, sceso in Italia con un esercito, lo accompagnò a Roma. Crescenzio si chiude in Castel Sant’Angelo, e l’antipapa, preso mentre fuggiva, fu mutilato del naso  e della lingua e poi accecato. Frattanto il console, costretto ad arrrendersi, venne ucciso, quantunque il papa gli avesse promesso di lasciargli la vita.

142-SILVESTRO-IIGerberto, nativo di Aurillac nell’Alvernia, si trasferì assai giovane in Spagna, dove studiò presso gli arabi ed acquistò fama di uomo dottissimo. Condotto a Roma da un mecenate, destò ammirazione pel suo sapere ed ebbe dal pontefice l’abbazia di Bobbio, nella quale aprì una scuola che divenne famosa. Ma, calunniato da certi signori di quei luoghi, dovette rifugiarsi in Germania, donde poi poté ritornare in Francia. Divenuto segretario del vescovo di Reims, acquistò importanza nell’ambiente ecclesiastico francese e finì coll’essere nominato arcivescovo, prima di Reims, poi di Ravenna. Il 2 aprile 999 fu eletto pontefice e assunse il nome di Silvestro II. Attese immediatamente a rimettere ordine nella Chiesa, occupandosi sopratutto delle nomine dei vescovi, e a far cessare gravi dissidi in Germania e in Italia, dando prova sempre in grande saggezza. Si hanno di questo papa molti scritti, quasi tutti inediti. Le sue lettere hanno grande interesse per la storia civile, ecclesiastica letteraria del decimo secolo. Furono pubblicate nel 1636, a Parigi. Alcune sue opere di filosofia e di matematica vennero pure stampate, ma sotto il nome di Gerbero.

Giovanni XVII (1003)Giovanni XVIII (1003-1009)Sergio IV (1009-1012)Benedetto VIII (1012-1024)

143-GIOVANNI-XVIIRomano, della famiglia Secco, fu eletto il 9 giugno 1003, e consacrato il 15 del stesso mese, coll’appoggio della fazione dei conti Tuscolani. Morì cinque mesi dopo, forse avvelenato.

144-GIOVANNI-XVIIIDella famiglia Fasano, fu eletto il 26 dicembre 1003. Sotto di lui rinnovò la concordia fra la Chiesa romana e quella di Costantinopoli. Alla fine del 1009, questo papa abdicò, e si fece monaco nella badia di S. Paolo fuori le mura di Roma, dove morì pochi mesi dopo.

145-SERGIO-IVAveva nome Pietro Bocca di Porco. Era vescovo di Albano da cinque anni quando venne eletto (11 ottobre 1009), a sostituire Giovanni XVIII, che aveva abdicato al pontificato. Fu caritatevole, pacifico, zelante pel bene pubblico. Durante il suo regno non si ebbero avvenimenti importanti. Morì il 13 luglio 1012. E’ sepolto nella Basilica Laterana, vicino all’ingresso dell’oratorio di S. Tomaso.

146-BENEDETTO-VIIIEletto egli pure per influenza dei conti Tuscolani, famiglia alla quale apparteneva. Benedetto VIII fu un papa attivo ed energico. Ebbe a lottare con l’antipapa Gregorio, che nel 1013 fu consacrato ed esercitò le funzioni di sovrano pontefice. Lo scacciò con l’aiuto dell’imperatore Arrigo II, sul quale ebbe grande ascendente, e poco dopo, alla testa di un esercito, sconfisse i Saraceni, che da Napoli andavano facendo incursioni negli Stati della Chiesa. Secondo qualche storico, il papa fece prigioniera la regina maomettana e ordinò che fosse decapitata. Nel 1020 egli si recò in Germania, per ottenere aiuti da quell’imperatore contro l’imperatore di Costantinopoli, dal quale temeva di essere aggredito per aver favorito i Normanni contro i Greci. Sembra veramente che Benedetto VIII sia stato il primo pontefice che concepì l’idea della potenza teocratica del papato nel medio evo.

Giovanni XIX (1024-1033)Benedetto IX (1033-1044)Giovanni XX (1044)Gregorio VI (1044-1046)

147-GIOVANNI-XIXFratello del suo precedessore Benedetto VIII, dovette all’altro suo fratello Alberico dei conti Tuscolani la propria elezione, acquistata, dicesi, a prezzo d’oro. Fu dai nemici della sua famiglia scacciato dalla Santa Sede, e vi fu ricondotto nel 1027 da Corrado, che egli incoronò imperatore. Durante il suo pontificato fiorì il monaco Guido d’Arezzo, inventore delle note musicali, e Canuto il  Grande, re d’Inghilterra, comandò ai suoi sudditi di fare oblazioni al successore di S. Pietro. Questo papa resisté energicamente alle pretese del patriarca di Costantinopoli: Eustato, che reclamava il titolo di patriarca ecumenico.

148-BENEDETTO-IXLa famiglia dei conti Tuscolani, duca di Spoleto e patrizio romano, e dalla celebre Marozia, sembrò destinata a regnare sul trono pontificio, come si è visto sin dalla fine del IX secolo. Essa fece eleggere, nel 1033, anche Teofilatte, figlio del console Alberico, e gli scelse il nome di Benedetto IX. Teofilatte aveva allora poco più di dieci anni. Il papa fanciullo non tardò a mostrarsi indegno dell’altissima dignità, per i suoi vizi e per i delitti che commise e fece commettere. Mantenuto a capo della Chiesa dal’imperatore Corrado. Il fino al 1038 fu in quell’anno scacciato dal popolo di Roma, dove però ritornò tre mesi dopo, per volere e con l’aiuto di quello stesso monarca. Venne nuovamente scacciato nel 1044, e fu eletto in vece sua Giovanni, vescovo di Sabina, che fu antipapa col nome di Silvestro III ma si ritirò pochi mesi dopo, ritornando al suo vescovado. In quello stesso anno Benedetto IX vendette la tiara, per una somma irrisoria a Giovanni suo patrigno, che fu poi Gregorio VI. Scomunicato nel 1046 dal concilio di Sutri, che in pari tempo dichiarò simoniaco Gregorio, pretese nuovamente il pontificato nel 1047; ma l’intervento di Arrigo III lo costrinse a lasciare il posto a Damaso II e a ritirarsi in un monastero di Germania, dove morì.

149-GIOVANNI-XXSotto questo nome, la storia ecclesiastica ricorda un antipapa che fu tale per un periodo di pochi mesi nel 1044. Per un singolare errore storico, il suo nome fu mantenuto nelle liste dei papi, e l’arcivescovo Giuliano sembrò confermare e accettare questa anomalia, assumendo, alla sua elezione a pontefice (1276), il nome di Giovanni XXI.

150-GREGORIO-VIOttenne per denaro la cessione del pontificato da Benedetto IX, e fu poi confermato. Cercò di ristabilire l’ordine, di riformare i costumi, di far cessare gli abusi, e in conseguenza di ciò il popolo insorse contro di lui. Allora Arrigo III adunò a Sutri un concilio che dichiarò irregolare l’elezione di Gregorio VI. Questi si vide costretto ad abdicare; e, recatosi in Francia, vi morì poco dopo, nel monastero di Cluny.