Da San Melchiade (311) a San Gregorio I, il Grande (604)


S.Melchiade (311-314)S.Silvestro I (314-337)S.Marco (337-340)S.Giulio (341-352)S.Liberio (352-365)

033-MELCHIADENato in Africa, o in Spagna, fu eletto nel 311. Ottenne da Massenzio la restituzione dei beni della Chiesa confiscati nel 303, e fu testimone del trionfo del cristianesimo per opera di Costantino, che richiamò i cristiani esiliati, liberò quelli ch’erano prigionieri, riparò i danni a quelli che erano stati spogliati. Il pontefice romano dopo tante persecuzioni subite dai suoi predecessori, fu venerato dall’imperatore, che gli diede per sede il palazzo Laterano, presso il quale sorse poi la famosa basilica, prima dedicata a S. Salvatore e più tardi a S. Giovanni. Appunto nel palazzo Laterano, presso il quale il papa Melchiade tenne nel 313 un concilio contro lo scisma dei Donatisti, nel quale fu saggiamente risolta una complicata questione relativa all’elezione di certi vescovi.

034-SILVESTRO IFu ordinato prete da papa S. Marcellino, come attesta S. Agostino. La sua condotta e il suo sapere in quei tempi di persecuzione lo fecero universalmente stimare. Appena eletto pontefice, convocò il Concilio di Arlesnel quale condannò lo scisma dei Donatisti e certe altre eresie di quel tempo. Nel 325, non potendo, per la sua tarda età, assistere personalmente al Concilio di Nicea contro gli Ariani, si fece rappresentare dai suoi legati in quella che fu la prima adunanza della «Chiesa universale». S. Silvestro I ebbe un pontificato relativamente felice, durante il quale non si ebbero persecuzioni contro i cristiani. Diede regole per certi particolari del culto e per la gerarchia ecclesiastica. Ordinò molti vescovi. Morì veneratissimo nel 337.

035-MARCOFiglio di Prisco, romano, fu eletto pontefice il 18 gennaio 337 e morì nell’ottobre del 340. Le sue reliquie, dapprima deposte nel cimitero di Santa Balbina, furono ritrovate sotto il regno di Gregorio VII. Il papa Pasquale II le fece poi trasportare in Vaticano. Dopo questo pontificato, vi fu una sede vacante di un anno.

036-GIULIO IFatto saliente del pontificato di S. Giulio I fu la proclamazione dell’innocenza di S. Atanasio, patriarca di alessandria, calunniato dagli Eusebiani (342). Questi se ne lagnarono, e il pontefice rispose loro con un’epistola (considerata come uno dei più bei monumenti dell’antichità ecclesiastica) nella quale rimproverò di avere abbandonata la dottrina del concilio di Nicea per abbracciare eresie condannate. Siccome poi il concilio di Roma aveva annullata l’ordinazione di Gregorio e confermata l’elezione di S. Paolo alla sede di Costantinopoli, prolungando il dissidio fra la Chiesa d’Oriente e quella d’Occidente, si giudicò necessario convocare un concilio che potesse mettere d’accordo le due Chiese. Infatti, per iniziativa di Giulio I e col consenso dei due imperatori, fu convocato nel 347 il concilio di Sardica (Illiria), nel quale S. Atanasio ottenne una nuova vittoria e gli Eusebiani seguaci di Ario, vennero condannati e scomunicati. In quel concilio, al quale il pontefice non poté assistere, fu deciso che tutti i vescovi dovessero ricorrere al successore di S. Pietro per risolvere le loro vertenze. Oltre all’Epistola agli Eusebiani, rimasero di S. Giulio I due importanti  lettere alle Chiese d’Oriente.

    Le reliquie di questo papa si conservano, in Roma, sotto l’altare maggiore della chiesa di S. Maria in Trastevere.

037-LIBERIOSuccesso a S. Giulio I, è celebre perché in un momento di debolezza si lasciò indurre a sottoscrivere nel Concilio di Rimini, la condanna di S. Atanasio e una formala di fede composta con grande artifizio dagli Ariani (359). Ma poi, dopo lungo esilio, ritornato a Roma, riconobbe il suo fallo, smentì la sua eretica professione di fede e scrisse a S. Atanasio per riconciliarsi con lui. Frattanto era stato eletto papa Felice II.

S.Felice (365-366)S.Damaso (366-384)S.Siricio (384-398)S.Anastasio I (398-402)S.Innocenzo I (402-417)

038-FELICE-IIEletto, per volere dell’imperatore Costanzo, durante l’esilio di Liberio; fu considerato come antipapa da molti storici, e da altri soltanto come una specie di vicario a cui Liberio avesse trasmesso temporaneamente i suoi poteri. Venne però mantenuto nella lista ufficiale dei papi legittimi, per ordine espresso di Gregorio XIII. La sua tomba fu ritrovata nel 1852. L’iscrizione che vi è incisa gli dà il titolo di martire e attesta ch’egli condannò l’imperatore ariano Costanzo.

039-DAMASO IPortoghese, venne e Roma, dove ottenne la fiducia dei papi Liberio e Felice II. Un partito di malcontenti gli oppose, quando fu eletto, l’antipapa Ursicino, ed egli dovette ricorrere alla forza per non essere spodestato da quel suo rivale, che dopo aver suscitato due sanguinose sommosse, fu esiliato dall’imperatore Valentiniano. Appena si fu affermato nel suo potere, il papa riunì parecchi concilii, fra i quali noteremo quello tenuto nel 381, a cui presero parte S.Ambrogio, S.Epifanio e S.Girolamo. Damaso incaricò quest’ultimo della revisione della traduzione latina delle Sacre Scritture, detta Italica, dalla quale derivò la Vulgata. Questo papa ebbe molta parete nella redazione del canone delle Scritture, pubblicato più tardi da papa Gelasio I. L’energia delle sue convinzioni religiose gli valsero il soprannome di Diamante della fede, che gli fu conferito dal Concilio ecumenico di Costantinopoli (381-382). Devoto al culto dei martiri, Damaso fece eseguire importanti lavori nelle catacombe, scoprì numerose tombe per le quali compose epitaffi in versi latini. Scrisse un poema sulla Verginità, che andò perduto. Un liber pontificalis che gli venne attribuito nel medioevo, risultò apocrifo. Rimasero di lui alcune Lettere.

040-SIRICIOFu eletto con l’approvazione dell’imperatore Valentiniano II. E’ il primo papa le cui decretali risultino autentiche, e fu pure il primo a proibire il matrimonio ai vescovi, preti e diaconi. Provocò la severità delle leggi imperiali contro gli eretici; attese a raffreddare i disordini del costume in Roma; fu inesorabile contro i Manchei. Nel 386 adunò un concilio dei Novaziani e dei Donatisti, ed un altro ne radunò nel 389 per condannare l’eresiarca Gioviniano, il quale negava la verginità di Maria dopo il parto, e lo cacciò da Roma. Una sua importantissima decretale, scritta a Imerio, vescovo di Tarragona, contiene rilevanti ordinamenti ecclesiastici. Lasciò sei epistole.

S. Siricio fu sepolto nel cimitero di Priscilla sulla via Salaria e venne poi trasferito da San Pasquale I, nella chiese di S. Prassede. Il suo epitaffio lo loda come liberale, misericordioso e pieno di zelo nel sostenere la causa del popolo contro la tirannide imperiale.

041-ANASTASIO IEra romano, figlio di Massimo, fu eletto Papa nel 398 succedendo a Siricio. Il suo regno fu breve ma attiva fu la sua opera nel mantenere inviolata la Fede. L’atto più importante del suo pontificato fu la riconciliazione della Chiesa di Antiochia con quella di Roma, dopo uno scisma che era durato 17 anni. Condannò la traduzione del Petriarchon, ossia dei Principii di Origene fatta da Rufino. Quest’ultimo fu da una matrona romana, Marcella, accusato presso il Papa per aver sparso in Roma queste idee di Origene, e venne da Anastasio condannato.
Combattè il Donatismo nell’Africa Settentrionale, e neli’Illirio greco difese coraggiosamente i diritti del patriarcato d’Occidente.
Ordinò che nella messa i Sacerdoti stesserò in piedi mentre i diaconi leggono il vangelo, e proibì che si dessero gli Ordini Sacri a chi avesse il corpo difettoso.
Questo Pontefice contava fra i suoi amici S.Paolino di Noia con il quale teneva corrispondenza epistolare, S. Agostino e S.Girolamo. Quest’ultimo parlando di lui lo chiama uomo di vita santa, di ricchissima povertà, di apostolica sollecitudine.
Anastasio edificò una basilica in Roma sulla via Mamertina, nella regione detta Crescenzia. L’ubicazione di detta chiesa non è perfettamente sicura, ma si presume che la via Mamertina sarebbe l’attuale via Marforio che trovasi ai piedi del Campidoglio. In tale strada vennero scoperte delle colonne scanalate, che il Pellegrini crede appartenessero alla Basilica Crescenziana. Morì nel 402 e venne sepolto nel cimiterio di Ursumpiliatum (sull’Esquilino) che da lui prese il nome di 5. Anastasio.
Il Mazzucchelli rileva che il Ciaconio attribuisce per errore ad Anastasio II l’Epistola sopra la condanna di Rufino della quale fu invece autore Anastasio I.

042-INNOCENZO IFu eletto essendo imperatori Arcadio e Onorio. Il suo pontificato fu notevole per il propagandarsi delle eresie per parecchie invasioni di barbari. Appena salito sul seggio di S. Pietro, obbligò le chiese d’Illiria a riconoscere la giurisdizione papale; ristabilì la pace nella Spagna, agitata da fazioni e indirizzò all’arcivescovo di Rouen una lettera contenente un compendio della disciplina romana (404). Condannò e scomunicò i persecutori di S. Giovanni Grisostomo, scacciato da Costantinopoli. Non poté salvare Roma dal furore dei Goti, sebbene avesse offerto loro statue d’oro di dèi pagani. S’illustrò per la sua carità verso il popolo romano, saccheggiato due volte da Alarico e da Atalulfo. Condannò gli errori di Pelagio e scrisse, per richiesta di S. Agostino, tre lettere contro quell’eretico.

S.Zosimo (417-418)S.Bonifacio I (418-423)S.Celestino I (423-432)S.Sisto III (432-440)S.Leone I, il Grande (440-461)

043-ZOSIMOGreco di nascita, successe a Innocenzo I. Durante il suo breve pontificato, si ebbero due notevoli conflitti. Il vescovo di Marsiglia, Procolo, e il vescovo di Arles, Patroclo, si disputavano la supremazia sulle provincie di Vienne e di Narbona; il papa di dichiarò favorevole al vescovo di Arles, ad onta dei reclami di molti vescovi della Gallia meridionale, e scomunicò Procolo, che è chiamato da S. Gerolamo «un santo e dotto pontefice». Poco dopo, Celestio e Pelagio, condannati da un concilio come eretici, si recarono a Roma per far cessare tale sentenza, e papa Zosimo li riconobbe prima innocenti, ma poi rinnovò la loro condanna, suscitando molte proteste. Rimasero, di questo papa, quattordici lettere e decreti di una certa importanza per la storia della Chiesa, e dei frammenti di una costituzione contro Pelagio.

044-BONIFACIO IAlla morte di  Zosimo si manifestò uno scisma al quale l’imperatore Onorio pose fine ordinando che solo Bonifacio I, eletto nel 418, fosse considerato come il vero pontefice. Così fu dichiarata illegittima l’elezione di Eulalio, che dopo essere stato per qualche tempo antipapa si sottomise e venne nominato vescovo di Nepi. Non si sa nulla di positivo relativamente a questo pontificato, che d’altronde durò soltanto cinque anni e durante il quale probabilmente non avvennero fatti importanti.

045-CELESTINO IAppena letto, questo papa sostenne un conflitto, a lui sfavorevole, coi vescovi d’Africa, i quali erano contrari al diritto dei fedeli di appellarsi direttamente a Roma. Nel concilio generale di Efeso (431) condannò l’eretico Nestorio, patriarca di Costantinopoli. Sotto il suo pontificato, S. Patrizio diffuse il cristianesimo in Irlanda. Morì nel 432.

045-SISTORomano, fu fatto cardinale da papa S. Zosimo, e dopo essersi distinto sotto i pontificati di Bonifacio I e Celestino I, fu eletto papa col consenso di tutta Roma. Continuò la lotta contro gli eretici Pelagiani. Dopo aver confermato il concilio di Efeso, si applicò a metter fine alla fazione dei Nestoriani, e più tardi riuscì a riconciliare gli Orientali e Giovanni vescovo di Antiochia con S. Cirillo patriarca di Alessandria. Scrisse ai vescovi d’Illiria perché onorassero il vescovo di Tessalonica come vicario apostolico. Ampliò e quasi rinnovò la chiesa di S. Maria Maggiore in Roma, che arricchì di doni e di cospicue rendite. Morì nel 440, e fu sepolto nelle catacombe presso la basilica si S. Lorenzo.

046-LEONELeone fu scelto da papa Zosimo per recare ai vescovi d’Africa la condanna contro gli eretici Celestio e Pelagio. Creato cardinale da papa Bonifacio I, difese l’innocenza di Sisto III davanti all’imperatore Valentiniano III, e nelle Gallie pose pace fra i due capi dell’esercito romano Ezio e Albino. Venne eletto papa mentre l’eresia di Eutiche agitava l’Oriente. Flaviano, patriarca di Costantinopoli, dopo aver condannato quell’eresiarca, sottopose al papa gli atti del sinodo che aveva possieduto. Leone li approvò, e spedì a Costantinopoli una lettera dogmatica sull’unità di persona e la dualità di natura in Gesù Cristo, la quale rimase famosa nella storia della Chiesa.
L’imperatore Teodosio II favoriva Eutiche, e gli eretici parvero trionfare in un sinodo tenuto ad Efeso, nel quale dichiararono scomunicato papa Leone I (449). Ma il concilio ecumenico di Calcedonia fu pienamente favorevole al pontefice. Nel 452, Attila, re degli Unni, si era avanzato sotto le mura di Roma, abbandonata da Valentiniano III; Leone mosse incontro al barbaro e lo indusse a ritirarsi. Tre anni dopo, il pontefice non poté impedire ai Vandali di saccheggiare Roma, ma ottenne che la vita degli abitanti fosse risparmiata.

Di Leone I rimasero parecchie opere importanti e un numero rilevante di epistole, nelle quali si ammira la nobiltà dell’espressione, unita alla chiarezza e all’energia del pensiero.

S.Ilario (461-468)S.Simplicio (468-483)S.Felice III (483-492)S.Gelasio I (492-496)S.Anastasio II (496-498)

048-ILARIOSardo, nativo di Cagliari, fu creato cardinale da papa Zosimo e mandato poi da Celestino I al concilio di Efeso, quale legato pontificio.
Andò nella stessa qualità, per volere di S. Leone, al concilio di Calcedonia, dove sostenne validamente gl’interessi della Chiesa. Eletto papa nel 461, tenne un concilio in Roma nella Basilica Liberiana, fu intollerante contro tutte le sètte, e ordinò molti cànoni utilissimi alla disciplina ecclesiastica. Abbellì la basilica Lateranense.
Morì il 21 febbraio 468.

048-SIMPLICIODurante il suo pontificato, S. Simplicio vide la fine dell’impero d’Occidente e il principio della dominazione della nazioni settentrionali in Italia, ed iniziò l’azione dei papi tendente ad unire alla loro autorità ecclesiastica il potere temporale sulla città di Roma, dove già regnavano indirettamente da quando gl’imperatori d’Occidente avevano trasportata la loro sede a Ravenna.
Questo papa cercò di rendersi gradito ai re Odoacre e Teodorico, contemporaneamente continuò a sostenere la necessità di limitare i poteri dei patriarchi di Costantinopoli, di  Alessandria e di Antiochia, contribuendo così a far nascere fra quelle diverse Chiese, uno scisma che durò poi fino al pontificato di Ormisda.

050-FELICE IIIRomano, della gente Anicia. La sua elezione avvenne in presenza e sotto l’autorità di Basilio, prefetto di Roma, delegato a tale assistenza del re Odoacre, chiamato Barbaro, perché non Romano, ma assai mite e tollerante. Il nuovo papa respinse l’equivoca professione di fede dell’imperatore Zenone e scomunicò il patriarca di Costantinopoli, Acacio, il quale aveva favorito gli eretici che pretendevano di distruggere l’autorità del concilio di Calcedonia. Tenne tre concili in Roma, nel 484, nel 485, e nel 489. Nell’ultimo riconciliò con la Chiesa i cristiani dell’Africa, i quali durante la persecuzione dei Vandali si erano lasciati battezzare dagli ariani. Prima di entrare negli ordini, Felice III era stato ammogliato, e viene ricordato come bisavolo di San Gregorio Magno. Rimasero di lui delle lettere, molte delle quali indirizzate all’imperatore Zenone.

051-GELASIO ISuccesso a Felice III il giorno 1 marzo 492, Gelasio I presiedette in Roma nel 494 il concilio nel quale fu redatto il famoso decreto che porta il suo nome e che distingue i libri sacri accettati dalla Chiesa cattolica, da quelli che la Chiesa considera come apocrifi. In quello stesso concilio, venne affermata la supremazia della chiesa di Roma su tutte le altre. Gelasio I combatté i pelagiani di Dalmazia e ristabilì nelle loro sedi i vescovi ch’erano stati scacciati durante le guerre di Teodorico contro Odoacre. Sostenne inoltre una controversia con gli eretici Nestorio ed Eutiche. Gli viene attribuito un sacramentario romano, un manoscritto del quale fu ritrovato e pubblicato, nel 1680. Lasciò parecchie lettere, importanti per la storia del suo tempo.

051-ANASTASIOCombatté energicamente l’arianesimo e ottenne la conversione di Clodoveo. Scrisse all’imperatore d’Oriente Anastasio I per indurlo a rinunciare all’editto enotico del suo predecessore Zenone, a professare pubblicamente la dottrina del concilio di Calcedonia contro Eutiche ed a separarsi dalla comunione del patriarca Macedonio, per cementare la riconciliazione fra le Chiese romana e d’Oriente. Ma morì dopo due anni soli di pontificato e prima di ricevere una risposta dell’imperatore, al quale quindi, contrariamente all’opinione di alcuni storici, non ebbe ragioni d’infliggere la scomunica.

S.Simmaco (498-514)S.Ormisda (514-523S.Giovanni I (523-526)S. Felice IV (526-530)S.Bonifacio II

052-SIMMACONello stesso giorno del 498 vennero eletti due pontefici: Simmaco arcidiacono e Lorenzo arciprete. Lo scisma venne prontamente fatto cessare da Teodorico, re dei Goti, il quale sebbene ariano, ordinò fosse valida l’elezione di Simmaco, per diritto di precedenza. Allora Simmaco fu confermato e riconosciuto dai vescovi come papa legittimo. Egli fu poi accusato di alcune eresie e Teodorico convocò un concilio a Roma (501), per prendere decisioni in proposito. Ma i vescovi si opposero, affermando che solo la Santa Sede aveva diritto di convocare concilii. Il papa, tuttavia, annuì alla convocazione, e finì coll’essere pienamente assolto da quel consesso. Accusato più tardi, dall’imperatore Anastasio, di manicheismo, benché avesse scacciato da Roma i seguaci di questa eresia. Simmaco scrisse la propria apologia, rimasta nella Collezione dei Concilii. Il Pontificale romano dice che fu questo papa a ordinare di cantare nelle messe domenicali il Gloria in excelsis.

053-ORMISDAFu zelante difensore dell’ortodossia contro gli eutichiani, mandò a Costantinopoli due ambasciate per ottenere dall’imperatore Anastasio il riconoscimento del concilio di Calcedonia. L’imperatore rifiutò di obbedire al papa, ma poi Giustino, suo successore, obbedì firmando il Formulario d’Ormisda, che reclamava l’indefettibilità della Chiesa di Roma in materia di fede. Per questa riconciliazione con l’imperatore e il patriarca di Costantinopoli, Ormisda volle consultare il re Teodorico, col quale era in buoni rapporti e si recò appositamente a Ravenna. Di questo papa si conservò una raccolta di Lettere molto importanti per la storia.

055-GIOVANNI INativo di Populonia, fu eletto il 13 agosto del 523. Era imperatore d’Oriente Giustino, che voleva ad ogni costo sradicare l’arianesimo e che aveva, fra l’altro, imposto agli ariani di consegnare le loro chiese ai cattolici Teodorico, che regnava in Italia, mandò a Costantinopoli Giovanni, perché ottenesse minor severità. Ma, riuscita vana quella missione, l’imperatore fece imprigionare il papa in Ravenna al suo ritorno dall’Oriente, mentre era affranto dalle fatiche del viaggio; e Giovanni I morì per le privazioni a cui fu assoggettato in prigione. Questo papa fu amico di Boezio, che gli dedicò parecchie sue opere.

056-FELICE IVNel 526 alla morte di Giovanni I, Felice, figlio di Castono e nativo del Sannio, venne da Teodorico re dei Goti imposto alla Chiesa quale pontefice.
Tale elevazione al Pontificato non era valida, ma essendo Felice uomo degno e virtuoso, il clero, il senato ed il popolo, onde evitare uno scisma, lo riconobbero Papa.
Difatti Felice diede sempre bellissimo esempio di semplicità, di umiltà, e di grande munificenza verso i poveri.
Intelligente e fermo, ottenne dal successore di Teodorico, Atalarico, un editto, composto da Cassiadoro, in favore dei cristiani. Avendo poi avuto in dono, durante il regno di Amalasunta, regina dei Goti, due importanti edifici nel Foro Romano, il Templum sacrae Urbis, ossia l’edificio del catasto, ed il Tempio di Romolo detto anche di Costantino, li trasformò in una chiesa che dedicò ai due Santi Martiri della Cilicia uccisi sotto Diocleziano, i Santi Cosma e Damiano.
Inoltre adornò questa chiesa di splendidi mosaici annoverati fra i più celebri di Roma e che ancora vi si possono ammirare, e riedificò la chiesa di 5. Saturnino che era stata preda delle fiamme.
I vescovi della Gallia avendo chiesto al Papa che frenasse i torbidi con i quali i semipelagiani funestavano la loro nazione, Felice trasmise a tale scopo a Cesareo vescovo di Arles, i più ampi poteri, e questo santo vescovo presenziava nel 529 il Concilio di Vaison, nel quale venne abbattuta l’eresia dei semipelagiani.
Felice sentendo avvicinare la sua fine e temendo che pei la prossima elezione papale potessero nascere scissure, perchè i bizantini convenivano già nell’elezione del diacono Dioscuro, consegnò il proprio pallio vescovile all’arcidiacono Bonifacio, designandolo quale suo successore.
Morì nel 530 dopo aver governato la Chiesa 4 anni, 2 mesi e 13 giorni. Aveva imposto le mani a 29 vescovi, 55 preti e 4 diaconi.
Venne sepolto in 5. Pietro con la seguente epigrafe:

CERTA FIDES IUSTIS CAELESTIA REGNA PATERE,
ANTISTES FELIX QUAE MODO LAETUS HABET.
PRAELATUS MULTIS HUMILI PIETATE SUPERBUS,
PROMERUIT CELSUM SIMPLICITATE LOCUM.
PAUPERIBUS LARGUS MISERIS SOLACIA PRAESTANS,
SEDIS APOSTOLICAE CRESCERE FECIT OPES.

056-BONIFACIORomano di nascita, ma figlio di padre goto, fu eletto papa il 16 ottobre dell’anno 530, da una parte del clero, del Senato e del popolo, radunati nella basilica di Costantino. Ma in quello stesso giorno un’altra parte del clero fece consacrare Dioscoro, dando origine così ad un nuovo scisma, che non durò molto, poiché Dioscoro morì. Bonifacio II tenne due concili ai quali non è attribuita alcuna importanza e morì due anni dopo la sua elezione.

S.Giovanni II (532-535)S.Agapito I (535-536)S.Silverio (536-538)S.Vigilio (538-555)S.Pelagio I (555-560)

057-GIOVANNIFu romano, della famiglia dei Mercuri. L’imperatore Giustiniano, che voleva ridurre gli scismatici all’unità della Chiesa, pubblicò un editto con professione di fede ortodossa, lo fece sottoscrivere dalla maggior parte dei metropolitani d’Oriente, e lo mandò con ricchi doni a Giovanni, dandogli il titolo di Capo di tutti i Vescovi. Ma questo papa il 27 maggio 535, e fu sepolto in Vaticano. Si hanno di lui delle lettere all’imperatore Giustiniano e al senato di Costantinopoli, che furono pubblicate nella Collectio conciliorum.

058-AGAPITOArcidiacono di Roma, figlio di Gordiano, S. Agapito fu eletto papa il 3 giugno 535 e morì il 22 aprile 536 a Costantinopoli, dove si era recato per ordine del re Teodato, successore di Amalarico. Non ottenne nulla di ciò che Teodato l’aveva incaricato di reclamare per evitare la conquista dell’Italia premeditata da Giustiniano; ma celebrò un concilio, dal quale fu deposto Antonio, patriarca imperiale, come eretico Eutichiano, e nel quale il pontefice romano fu riconosciuto come capo di tutti i patriarchi.

059-SILVERIOFiglio di papa S. Ormisda, fu eletto da re Teodato e consacrato sovrano pontefice il 18 giugno 536. Il diacono Virgilio, protetto dall’imperatrice Teodora, alla quale aveva promesso – se fosse stato eletto papa – di restituire ad Antonio il patriarcato di Costantinopoli, di annullare gli atti del concilio di Calcedonia e di mantenere comunicazioni coi vescovi autichiani favoriti da lei, ricorse al generale Belisario per tentare di spodestare Silverio, papa eletto. Belisario occupò Roma, che si arrese per consiglio di Silverio stesso, e, fatto prigioniero il pontefice lo relegò in Licia e fece eleggere Vigilio, il 22 novembre 537. Silverio scrisse all’imperatore, che ordinò gli fosse lasciata libertà di ritornare a Roma. Frattanto Belisario reclamava da Vigilio, il compenso in oro che questi gli aveva promesso, e Vigilio gli rispondeva che non avrebbe potuto pagarglielo se Silverio fosse ritornato. Belisario allora esiliò il disgraziato pontefice nell’isola di Palamaria, e Vigilio entrò in possesso del pontificato. In quell’anno stesso, o, secondo altri, nell’anno successivo, Silverio morì, forse di fame, come asseriscono alcuni storici, nell’isola del suo esilio, dove fu sepolto. Figura nella lista dei martiri, quantunque la persecuzione di cui fu oggetto non avesse avuto origine da odio alla fede cattolica.

060-VIGILIOApocrisiario dei papi Agapito e Silverio a Costantinopoli, Vigilio riuscì a salire sul trono pontificio, mediante gli intrighi dell’imperatrice Teodora, mentre era ancora vivo il suo predecessore (538). Però non fu riconosciuto come papa legittimo che nel 540, dopo la morte di Silverio. Prima di essere assunto al pontificato, Vigilio aveva aderito alla eresia dei Monofisiti. Nondimeno, depose come eretici Teodosio, patriarca di Alessandria, Antonio, patriarca di Costantinopoli, e Severo, patriarca d’Antiochia, anatemizzando il concilio di Calcedonia e l’epistola dogmatica di S.Leone, il Grande. Ma poi nel 540 scrisse all’imperatore Giustiniano, che l’aveva minacciato, in modo tale da disdirsi completamente su quelle deposizioni e su quegli anatemi. Anche in altre occasioni, papa Vigilio mutò partito con facilità, per timore delle rappresaglie imperiali. Chiamato a Costantinopoli da Giustiniano, non ebbe più il permesso di ritornare a Roma, e l’imperatore designò a succedergli il diacono Pelagio, ch’era legato pontificio a Costantinopoli. Ma a Roma non si volle eleggere un nuovo pontefice prima della morte di Vigilio, che avvenne nel 555.

062-PELAGIO IRomano, figlio di un Giovanni, vicario del prefetto del pretorio, visse ai tempi dell’imperatore Giustiniano. Era apocrisiario della Chiesa di Roma a Bisanzio, quando Giustiniano lo incaricò di togliere il pallio a Paolo d’Alessandria. Riunì allora in sinodo a Gaza che proclamò deposto il patriarca. Fece poi pubblicare dall’imperatore un editto contro i proseliti di Origene, ed ebbe dallo stesso la promessa della successione al papa Vigilio, allorchè, come arcidiacono di Roma, sottoscrisse all’editto contro i Tre capitoli, denominazione collettiva degli scritti di Teodoreto, di Teodoro di Mopsuesta e dell’epistola di Ibas con cui i Nestoriani giustificavano le loro dottrine.
Alla morte di Vigilio, Pelagio, forte della promessa imperiale, occupò il seggio pontificale, senza attendere l’elezione; ma incontrò molte opposizioni e soltanto i vescovi di Perugia e di Ferentino consentirono a ordinario papa. Le molte sue liberalità al popolo e alle chiese, e il favore di Narsete, consolidarono la sua autorità; ma lo scisma non cessò che alla sua morte, la quale avvenne il 2 marzo 560.
Durante il pontificato di Pelagio I si tenne il terzo concilio di Parigi, nel quale venne pronunciata la scomunica contro i possessori di beni ecclesiastici, che furono qualificati assassini dei poveri.

S.Giovanni III (560-573)S.Benedetto I (574-578)S.Pelagio II (578-590)S.Gregorio I, il Grande (590-604)

063-GIOVANNI IIIFiglio di un Anastasio, nobile romano, fu eletto papa dopo la morte di Pelagio I. Durante il suo pontificato, i re longobardi s’impadronirono dell’Italia, eccentuato l’esarcato di Ravenna. I pontefici erano sottoposti all’esarca. Giovanni I confermò il quinto concilio generale; consacrò la basilica di Santi XII Apostoli che decorò di mosaici e di dipinti. Si hanno di lui due lettere nella Collectio conciliarum, ma si vuole siano apocrife. Morì il 13 luglio 573.

064-BENEDETTO I(*) Non si hanno notizie di sorta su questo breve pontificato. Alcuni storici affermano che Benedetto I morì di spavento fra le gravi pertubazioni prodotte dalla invasione dei Longobardi (578).

(**) Era di origine romana, e gli viene attribuito il nome di Bonoso, che il Baronio crede fosse il suo cognome. Era figlio di Bonifacio e da monaco benedettino venne eletto Papa nel 574 vani mesi dopo la morte di Giovanni III. Questa vacanza della Santa Sede che durò i i mesi fu dovuta alle difficoltà delle comunicazioni fra Roma e Costantinopoli, causate dall’invasione dei Longobardi nelle terre italiane, che impedì che giungesse la conferma dell’imperatore d’Oriente all’elezione del nuovo Papa.
Poche notizie abbiamo di questo Pontefice, ma sappiamo che durante l’invasione Longobardica e durante la carestia che affiisse Roma diede prova di animo benefico e generoso. Confermò il V Concilio Generale, che avea avuto luogo a Costantinopoli nell’ 553 e fu lui che creò cardinale il futuro glorioso San Gregorio Magno. Durante il suo regno gli imperatori d’Oriente istituirono l’esarcato di Ravenna.
E’ conosciuta una lettera di Benedetto ad un vescovo spagnuolo chiamato Davide nella quale egli tratta della fede nella SS. Trinità; ma i critici sono unanimi nel considerarla apocrifa. Il Liber Pontificalis parlando della sua morte, che avvenne nell’ 578, dice: Immerso in travagli ed amarezze passò da questa vita.
Governò la Chiesa 4 anni, i mese e 28 giorni e venne sepolto in 5. Pietro in secretarium.

(*) Tutti i Papi, da San Pietro a Pio XI, Sonzogno, Milano, 1925
(**) TM. Trivulzio della Somaglia, I Papi, Bestetti e Tuminelli, Roma, MCMXXVI

064-PELAGIORomano di nascita, figlio di Vinigildo, sembra di origine ostrogota. Venne inalzato al pontificato mentre i Longobardi stringevano d’assedio Roma, e perciò senza il consenso dell’imperatore bizantino Tiberio II, il quale tuttavia ratificò più tardi l’atto compiuto. Morto Tiberio, ottenne aiuti dal suo successore Maurizio, per poter reprimere le continue incursioni dei Longobardi, e assoldò in Francia un esercito che fu guidato dal re quattordicenne Chiledeberto II. Ebbe poi contese con i vescovi istriani, sulla questione dei Tre capitoli, considerati come eterodossi dalla corte bizantina, e ricorse all’esarca Smaragdo perché punisse quei ribelli. L’esarca accondiscese, fece prigionieri il primate Severo della chiesa d’Aquileia e tre altri vescovi, e li condusse a Ravenna, dove, perdurando il popolo istriano nella sua apostasia, vennero poi liberati.
Pelagio II ebbe anche una contesa col patriarca di Bisanzio, Giovanni, che si era fatto dare da un concilio il titolo di vescovo universale. Annullati gli atti di quel concilio, il pontefice vietò ogni rapporto dei fedeli col patriarca bizantino, che fu anche privato della sua dignità. Ma Pelagio morì di malattia contagiosa l’8 febbraio 590, prima che la controversia fosse stata completamente risolta.

065-GREGORIONato a Roma dalla famiglia patrizia Anicia, fu pretore nel 573, poi, datosi a vita contemplativa, fondò sei monasteri in Sicilia ed uno a Roma, dove si ritirò. Da papa Pelagio II venne mandato nunzio apostolico a Costantinopoli. Quando fu eletto papa, Roma era minacciata da due nemici: la carestia e i Longobardi. Gregorio fece venire grani dalla Sicilia, e fece preparativi di guerra mentre avviava trattative con gl’invasori , coi quali riuscì a concludere un vantaggioso trattato, valendosi dell’appoggio della regina Teodolinda, moglie di Agilulfo. Liberatosi così da ogni pericolo da parte dei Longobardi, combatté con energia i Donatisti in Africa e i Simoniaci nella Gallia, si adoperò a diffondere la regola di S. Benedetto fra i monaci, a riformare i costumi del clero secolare, e mandò a convertire gli Anglosassoni (595-597). In Oriente, non poté impedire al patriarca di Costantinopoli, Giovanni il Digiunatore, protetto dall’imperatore Maurizio, di assumere il titolo di vescovo ecumenico. Si occupò anche del rito e del culto; fece riunire tutte le preghiere che servono per la messa e per amministrare i sacramenti e compose l’Antifonario. Istituì inoltre una scuola di canto, che da lui si disse gregoriano.
Gregorio I morì a 64 anni, lasciando un numero considerevole di opere, trentacinque libri di morale sopra Giobbe, i Dialoghi, il Pastorale, tredici volumi di Lettere, il Sacramento e il già citato Antifonario. Il complesso di queste opere costituisce un monumento importantissimo per la storia ecclesiastica.