Dalle origini a Costantino

Dopo l’anno 30 fra gli apostoli fu Pietro a profilarsi come una personalità di grande spicco. Egli per primo battezzò i pagani. Attorno al 44, in concomitanza con la Persecuzione di Erode Agrippa, si recò «in un altro luogo». Tornato a Gerusalemme per partecipare all’Assemblea degli Apostoli (49-50), passò poi in Asia Minore e, secondo una tradizione non confermata dagli Atti degli Apostoli ma ritenuta veritiera quasi all’unanimità, subì il martirio a Roma fra il 64 e il 67.
Tra le fonti extracanoniche soprattutto l’Epistola ai Corinti di papa Clemente I, scritta nel 96, fa riferimento al martirio di san Pietro, san Paolo e di molti cristiani «da noi», cioè a Roma, e lo colloca in stretta relazione con la Persecuzione scatenata dall’imperatore Nerone. Anche Ignazio d’Antiochia, scrivendo ai romani in occasione del suo viaggio a Roma attorno al 112, dimostra di essere bene informato dell’importante ruolo che vi avevano avuto gli apostoli Pietro e Paolo. La stessa prima lettera di san Pietro, scritta «in Babilonia», ossia «a Roma» è una prova del suo soggiorno romano.
Gli scavi condotti sotto la basilica di San Pietro possono suscitare perplessità sul ritrovamento delle ossa autentiche del principe degli apostoli; hanno comunque documentato il tropaion sul colle Vaticano, cui fa riferimento il prete Gaio attorno al 200. Gli stessi reperti hanno anche permesso di arrivare a una conclusione: questa tomba non può essere che quella di Pietro. Dei successori di Pietro che si sono avvicendati alla guida della chiesa nei primi tre secoli al di là del nome non sappiamo gran che.
Sant ‘Ireneo, vescovo di Lione (morto attorno al 202), fu il primo a tramandarci un elenco dei vescovi di Roma. Attorno al 180 scrisse un’opera apologetica contro lo gnosticismo, e a Proposito della chiesa romana dice: «I beati apostoli fondatori trasmisero la dignità episcopale a Lino. Questo Lino è menzionato da Paolo nelle Lettere a Timoteo. Gli succede Anacleto. Quindi al terzo posto dopo gli apostoli è Clemente a ottenere l’episcopato; questi aveva anche visto personalmente gli apostoli e li aveva frequentati. Quando sotto il suo governo esplose una diatriba non indifferente tra i fratelli di Corinto, la chiesa inviò loro una lettera.
A Clemente seguì Evaristo e quindi Alessandro e poi, sesto dopo gli apostoli, fu eletto Sisto e dopo di lui Telesforo; anche questi diede una gloriosa testimonianza. Quindi Igino, poi Pio e dopo di lui Aniceto. Succeduto Sotero ad Aniceto, ora al dodicesimo posto dopo gli apostoli è Eleuterio che detiene il potere episcopale».
Questo elenco dei vescovi di Roma, che del resto non comprende alcuna data, non può essere ritenuto scientificamente sicuro. Potrebbe piuttosto rappresentare una retrospettiva di nomi significativi per la comunità romana. Più tardi Eusebio, vescovo di Cesarea (morto nel 339), tentò di sincronizzare le date dei pastori della comunità cristiana di Roma con quelle degli imperatori. Quest’opera di datazione venne proseguita dal cosiddetto Catalogus Liberianus, redatto attorno al 354, nel quale si apposero anche il mese e il giorno. Pur potendo stabilire una cronologia approssimativa, è ovvio che tutte queste date non hanno alcun valore storico.
I vescovi della comunità romana spesso passavano ancora in secondo piano rispetto al mandato loro affidato. Ciò vale soprattutto per l’autore della Epistola ai Corinti di san Clemente; scritta attorno al 96, questa lettera costituisce il documento più antico a noi pervenuto dall’epoca post-apostolica. L’importanza di questo lungo testo, che si presenta come una lettera comunitaria della chiesa di Roma a quella di Corinto, consiste soprattutto nel fatto che per la prima volta la voce di Roma sifa sentire con estrema chiarezza. In tono grave essa esorta all’ubbidienza nei confronti delle autorità ecclesiastiche di Corinto. Nella lettera indirizzata alla comunità di Roma attorno al 112, Ignazio d’Antiochia dice che essa «ha il primato nell’amore», ma neppure lui nomina i capi della chiesa romana. Col trascorrere degli anni però l’episcopato romano andò assumendo una pronunciata organizzazione monarchica e i vescovi di Roma si presentarono sempre più come guide e garanti della tradizione e della successione apostolica.
J. Gelmi, I Papi, Rizzoli, Milano, 1987