Il declino del papato nel Tardo Medioevo


Già all’inizio del XIV secolo la Francia inflisse un grave colpo al papato, il cui prestigio con la cosiddetta «nuova cattività babilonese» dei papi ad Avignone ben presto si screditò; non si trattò infatti di una vera e propria schiavitù, bensì di una sudditanza più o meno consenziente.
Questa dipendenza dalla Francia, il malcelato nepotismo e soprattutto il vergognoso traffico finanziario della curia di Avignone suscitarono dissensi che via via si trasformarono in pressanti appelli a una urgente riforma della chiesa nel capo e nelle membra.
Il Grande Scisma inoltre rappresentò certamente il punto più basso della storia medievale del papato. Veramente la cristianità aveva già assistito più volte alle lotte fra papi e antipapi, ma le discordie non erano mai durate così a lungo e mai prima di allora era accaduto di non sapere chi e dove fosse il vero pontefice. Quanto sia stato dfficile accertare l’identità del papa legittimo lo si deduce dal fatto che l’arcivescovo di Toledo nel canone della messa sostituì il nome del pontefice con la formula: «Per colui che è il vero pontefice».
Lo storico Gregorovius tiene che ogni regno di questo mondo sarebbe andato in rovina per una tale mancanza di unità. Quando finalmente nel 1417, con l’elezione di Martino V, fu saldata la scissione e ristabilita l’unità, un senso di indescrivi bile sollievo si dffuse su tutta la cristianità. Ma ci volle la «erculea» presenza di un cardinale come Niccolò Cusano per garantire un definitivo riconoscimento al papa romano.
J. Gelmi, I Papi, Rizzoli, Milano, 1987