La preminenza del papato nell’Alto Medioevo


Il periodo successivo a Gregorio Magno potrebbe essere considerato come l’epoca della «cattività bizantina» del papato, che fu a lungo in balia della politica religiosa di Bisanzio.
Gli immediati successori di Gregorio si rivelarono semplicemente carenti di saggezza, lungimiranza e senso pratico; furono incapaci di proseguire sulla via imboccata da Gregorio. Entra comunque in gioco anche la durata estremamente breve e i singoli pontificati. Nei primi vent’anni infatti ci furono ben cinque pontefici, e fra i singoli pontficati si inserzrono lunghi periodi di sede vacante determinati dai ritardi dovuti alla necessità di richiedere la conferma imperiale a Costantinopoli.
Fintanto che fece parte dell’Impero Romano d’Oriente, il papato non ebbe alcuna possibilità di evolversi; lo dimostra la triste storia del VII e dell’VIII secolo. Per recuperare la proprza libertà decisionale e operativa doveva liberarsi dalla secolare dipendenza dall’Oriente.
Benché fra il 678 e il 752 fossero ben undici i papi di origine siciliana, greca e sira, nell’Vili secolo si proftlarono sempre più netti un allontanamento dall’Oriente e un interesse per l’Occidente, che sfociarono poi nell’alleanza con i Franchi. Fu questo l’inizio di un capitolo completamente nuovo non soltanto per la storia del papato ma anche per l’Europa intera.
L’imperatore Carlo Magno, con in cuore l’ideale della Civitas Dei, formulato da sant’Agostino, e mosso da un senso di profonda responsabilità per il regno di Dio in terra, intervenne con la foga di un redivivo Costantino nelle questioni interne della chiesa facendo pressoché scomparire i confinifra chiesa e stato, fra religione e politica. Nel suo testamento annoverò Roma semplicemente come uno dei suoi numerosi arcivescovadi.
Dopo la morte di questo sovrano straordinario il papato riuscì a riconfermare il proprio prestigio politico-religioso, ma quando crollò la posizione universale dell’impero, anche il papato si trovò pnvo della protezione tanto necessaria per resistere alla bramosia di potere della varie casate gentilizie d’Italia e di Roma. Abbandonato a se stesso, nei primi decenni del X secolo si trovò sempre più in balia difamiglie romane dedite soprattutto alla macchinazione di intrighi politici.
Per la nobiltà di Roma il controllo del papato era una garanzia di dominio sulla città, sulle sue entrate e sulle sue finanze. Se il papato è sopravvissuto al cosiddetto «secolo oscuro», il merito va attribuito alla indomita e ardente venerazione che i popoli nordici hanno dimostrato per la Roma di san Pietro e alla distinzione molto importante fra la persona del pontefice e l’autorità papale. Tutto sommato si potrebbe affermare che gli imperatori romani di nazionalità germanica hanno salvato l’istituzione del papato dagli stessi pontefici.
J. Gelmi, I Papi, Rizzoli, Milano, 1987